
Un cambio di passo dentro Forza Italia ha preso forma nelle ultime ore con un segnale arrivato dalla famiglia Berlusconi. Marina Berlusconi ha infatti deciso di incidere sul futuro del partito, aprendo una fase che, per modalità e tempi, viene descritta come difficilmente reversibile. Il primo atto concreto è stato l’avvicendamento al Senato: Maurizio Gasparri non è più capogruppo, passaggio che viene letto come l’avvio di un percorso più ampio di rinnovamento della classe dirigente e di ridefinizione dell’identità politica.
Il cambio al vertice del gruppo parlamentare viene presentato come frutto di una scelta maturata tra i senatori. Tuttavia, nelle ricostruzioni che circolano nel partito, il via libera attribuito alla famiglia Berlusconi chiarirebbe che l’operazione non si esaurisce in una dinamica interna. L’obiettivo indicato sarebbe quello di riportare Forza Italia su una traiettoria più liberale e maggiormente riconoscibile, riducendo la dipendenza dagli equilibri della maggioranza e rafforzando, al tempo stesso, l’autonomia del partito rispetto a Fratelli d’Italia.

Il nodo Tajani e gli equilibri nella maggioranza
In questa cornice si colloca il punto più delicato: la tenuta della leadership di Antonio Tajani. La sostituzione di Gasparri, pur formalmente attribuita a un’iniziativa parlamentare, viene collegata a una regia che mira a evitare fratture pubbliche ma a imprimere un cambio graduale. Nelle ricostruzioni, un ruolo di raccordo verrebbe svolto da figure di esperienza come Gianni Letta, con l’intento di accompagnare il processo senza trasformarlo in uno scontro aperto dentro la coalizione.
Sullo sfondo resta anche la posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, indicata come ancora favorevole alla permanenza di Tajani alla guida del partito. Proprio questo elemento, secondo le valutazioni interne, renderebbe la fase particolarmente complessa: l’operazione di rinnovamento dovrebbe procedere senza mettere in discussione l’assetto del governo, ma al contempo senza rinunciare a un riequilibrio dei rapporti nel campo moderato.
Il passaggio alla Camera e la partita sui numeri
Il baricentro della partita politica si sposterebbe ora alla Camera dei deputati. Il nome al centro delle attenzioni è quello di Paolo Barelli, ritenuto vicino all’attuale segreteria e, quindi, percepito come un tassello rilevante nell’assetto di potere interno. A differenza di quanto accaduto al Senato, alla Camera i numeri non garantirebbero una soluzione lineare: i parlamentari favorevoli al rinnovamento non avrebbero, secondo le ricostruzioni, una maggioranza consolidata e la posizione degli indecisi diventerebbe determinante.
È in questo contesto che viene collocata la mossa più significativa attribuita a Antonio Tajani. Per fermare o rallentare l’operazione, il segretario avrebbe ventilato la possibilità di lasciare l’incarico, prospettando le dimissioni. La minaccia, secondo quanto riferito, avrebbe prodotto un effetto immediato: congelare il passaggio successivo e rimandare le decisioni più divisive, evitando una conta che avrebbe potuto esporre il partito a un confronto interno particolarmente duro.
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