“Mi costa, e molto”: perché ha deciso di raccontarlo
La decisione di rendere pubblica la malattia non è arrivata immediatamente. Franceschini ha spiegato di aver riflettuto a lungo prima di parlare, anche perché raccontare una condizione così personale non è stato semplice.
A spingerlo verso questa scelta sono stati anche alcuni medici e terapisti, convinti che la sua testimonianza potesse essere utile a chi vive la stessa situazione. L’obiettivo è soprattutto quello di incoraggiare le persone con Parkinson a non nascondersi e a non vivere la malattia nell’isolamento.
Franceschini ha ammesso che parlare pubblicamente della propria condizione gli è costato molto, anche per una forma di pudore che considera comprensibile. Ma proprio quel pudore, secondo il suo racconto, può diventare un ostacolo per chi affronta la malattia.

La vergogna e la paura di essere giudicati
Uno degli aspetti più delicati del racconto riguarda infatti il rapporto tra la malattia e il modo in cui una persona percepisce se stessa davanti agli altri. Franceschini ha spiegato che chi viene colpito dal Parkinson può arrivare a vergognarsi dei cambiamenti provocati dalla patologia.
Il linguaggio può diventare meno fluido, la voce può cambiare, i movimenti possono apparire incerti e la camminata può risultare diversa. Sono caratteristiche che, viste dall’esterno, possono essere fraintese e che rischiano di spingere chi ne soffre a chiudersi ancora di più.
Da qui nasce il messaggio che il senatore ha deciso di affidare alla sua testimonianza: non bisogna sparire dalla propria vita sociale e personale soltanto perché il corpo ha iniziato a comportarsi diversamente.
“Continuate a vivere”: il messaggio di Franceschini
Per Franceschini, affrontare il Parkinson significa anche trovare ogni giorno qualcosa per cui alzarsi e andare avanti. Il lavoro, gli impegni e gli obiettivi quotidiani assumono così un’importanza particolare. La sua attività politica prosegue, pur con tempi differenti rispetto al passato. Nonostante la diagnosi, infatti, non ha scelto di ritirarsi dalla scena pubblica. Al contrario, considera fondamentale continuare a essere attivi e mantenere degli obiettivi.
Il concetto che vuole trasmettere agli altri malati è diretto: non isolarsi. Continuare a vivere, a fare progetti e a sentirsi parte della propria quotidianità anche quando la malattia impone inevitabili cambiamenti.
Nel raccontare questa fase della sua esistenza, Franceschini non nasconde le difficoltà, ma sottolinea soprattutto la necessità di reagire. Le cure rappresentano una parte del percorso, ma accanto alla terapia considera importante anche mantenere una vita attiva e avere qualcosa da realizzare.
È questo il motivo per cui, dopo anni trascorsi mantenendo la malattia lontana dai riflettori, ha deciso di parlarne. Non per raccontare soltanto la propria esperienza, ma per rivolgersi a chi, dopo una diagnosi di Parkinson, rischia di sentirsi costretto a vivere nell’ombra. «Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci»: è con questo spirito che Franceschini racconta oggi una condizione che ha cambiato i suoi ritmi, ma non ha cancellato la sua volontà di continuare a essere presente nella vita pubblica e quotidiana.