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Furti d’auto, allarme rosso: la classifica dei marchi più rubati. La categoria che rischia di più!

Furti d’auto in Italia: focus su Suv e mercato illecito

Il business dei furti d’auto in Italia continua a crescere e a trasformarsi, nonostante l’evoluzione dei dispositivi di sicurezza installati sui veicoli di nuova generazione. L’ultimo report pubblicato da LoJack, società attiva nel recupero dei mezzi e nelle soluzioni telematiche, descrive per il 2025 un quadro chiaro: le organizzazioni criminali risultano sempre più strutturate, con tecniche affinate e obiettivi selezionati in modo mirato.

Il fenomeno dei veicoli rubati viene alimentato da due filiere principali: la rivendita sul mercato nero dei componenti e l’uscita illegale dei mezzi oltre confine. Parallelamente, i sistemi di tracciamento e la collaborazione con le autorità stanno aumentando la capacità di recupero, riducendo i tempi di intervento e rendendo più complessa la gestione dei mezzi sottratti per le reti criminali.

Furti auto: Suv e veicoli a noleggio tra gli obiettivi più frequenti

I modelli più rubati: SUV nel mirino

Dai dati emerge anche un cambiamento nelle preferenze dei ladri: nel 2025 oltre metà dei mezzi recuperati (più di 1.000) appartiene al segmento dei SUV. Si tratta di una categoria particolarmente appetibile per valore commerciale, diffusione sul territorio e possibilità di smontaggio rapido. Tra i marchi più presenti nei recuperi figurano Toyota, Kia, BMW e Ford, indicati come esempi di modelli ricercati dai gruppi specializzati.

Il report evidenzia inoltre la crescente esposizione del comparto noleggio auto, sia nel breve sia nel lungo termine. Le flotte, per numero di veicoli e rotazione, rappresentano un bersaglio redditizio: sottrarre più auto in tempi ristretti permette di massimizzare i profitti e di rendere più difficile il tracciamento se vengono impiegati strumenti di schermatura o se i mezzi vengono subito trasferiti in luoghi di stoccaggio.

Strategie criminali: ricambi ed export illegale

Nel 2025 le modalità operative risultano sempre più orientate all’efficienza. Le indagini e i recuperi indicano che la sottrazione del veicolo è spesso solo il primo passaggio di una filiera più ampia: una parte dei mezzi viene smontata rapidamente per alimentare il mercato dei pezzi di ricambio, un altro segmento viene invece destinato all’esportazione illegale, sfruttando canali logistici e spostamenti veloci tra regioni e confini.

Questa organizzazione rende i furti più selettivi: la scelta del modello può dipendere dalla richiesta di componenti specifici, dalla compatibilità con altre vetture molto diffuse o dalla facilità con cui alcuni elementi (come gruppi ottici, centraline, infotainment e parti di carrozzeria) possono essere rivenduti. Nei SUV, la combinazione tra valore elevato e richiesta di ricambi contribuisce a mantenere alta l’attenzione dei gruppi criminali su questa categoria.

Un ulteriore elemento riguarda l’uso di strumenti tecnologici da parte dei ladri. Le reti più attrezzate ricorrono a dispositivi di interferenza e schermatura, con l’obiettivo di ostacolare la comunicazione dei sistemi di localizzazione e guadagnare tempo nelle ore immediatamente successive al furto. Proprio questo intervallo viene considerato decisivo: se il veicolo viene spostato rapidamente in un’area chiusa o in una struttura di smontaggio, il recupero può diventare più complesso.

Per le aziende di noleggio, l’aumento dei casi impone una revisione delle procedure: sistemi di tracciamento avanzati, protocolli interni per segnalazioni tempestive e un coordinamento costante con le Forze dell’Ordine diventano aspetti centrali per limitare i danni economici e ridurre il rischio di dispersione dei mezzi nel circuito illecito.

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