L’accusa formale contro Mario Venditti
Al centro dell’inchiesta spicca la figura di Mario Venditti, attuale presidente del Casinò di Campione e già procuratore capo di Pavia. Venditti è indagato per corruzione in atti giudiziari. La Procura di Brescia sta analizzando ogni dettaglio che possa collegare il magistrato a presunti episodi di irregolarità nella gestione degli atti relativi all’omicidio di Chiara Poggi.
L’indagine ha preso impulso da un appunto rinvenuto a maggio scorso nell’abitazione dei genitori di Andrea Sempio. Il foglio, su cui erano annotati la cifra “20/30 €”, il nome “Venditti” e la frase “gip archivia”, risale ai primi giorni di febbraio 2017, poco prima che Sempio fosse informato della sua iscrizione nel registro degli indagati. L’elemento ha fatto supporre che la famiglia fosse già a conoscenza della procedura prima della sua ufficializzazione, alimentando dubbi sulla gestione delle informazioni.
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Indagini sui flussi di denaro sospetti
Parallelamente, le autorità hanno monitorato movimenti bancari ritenuti anomali, focalizzandosi su bonifici per un totale di 40mila euro provenienti dalle zie paterne di Sempio. A partire da dicembre 2016, le somme sono state trasferite attraverso lo zio e poi accreditate sui conti correnti del padre. L’ipotesi investigativa è che una parte di queste cifre sia stata consegnata in contanti proprio all’allora procuratore Venditti, nel tentativo di influenzare l’iter giudiziario.
A rafforzare il quadro accusatorio contribuiscono alcune intercettazioni ambientali, come la conversazione tra Andrea Sempio e il padre subito dopo un interrogatorio, nella quale si fa riferimento a possibili discrepanze sulla tempistica del ritrovamento di uno scontrino: «Ne abbiamo cannata una, che io ho detto che lo scontrino era stato ritrovato dopo che ero stato sentito, che tu hai detto che l’abbiamo ritrovato prima».

Le responsabilità dei carabinieri coinvolti
Le verifiche hanno interessato anche due ex carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di Pavia, sospettati di aver omesso particolari rilevanti nelle trascrizioni delle intercettazioni o nelle procedure di notifica degli atti. Il fascicolo a carico di Sempio, aperto il 22 dicembre 2016, fu archiviato già il 23 marzo 2017 su richiesta dello stesso Venditti.
Un secondo procedimento, avviato nel 2020, si è concluso in soli 21 giorni. In merito, il magistrato ha dichiarato pubblicamente: «Ventuno giorni? Io avevo deciso dopo 21 minuti, anzi 21 secondi», sostenendo che dalle intercettazioni non emergevano elementi utili a proseguire.