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Garlasco, finite le analisi sugli oggetti indossati da Chiara Poggi

La nuova consulenza tecnica per la revisione del processo

Le recenti analisi hanno coinvolto l’intero insieme dei reperti di Chiara Poggi, compresi quelli che non erano mai stati oggetto di verifiche precedenti. Tali attività rientrano in una consulenza tecnica disposta su iniziativa della famiglia Poggi e affidata a un gruppo di specialisti in ambito forense e biologico. Il lavoro ha previsto sia l’osservazione diretta dei manufatti, sia l’impiego di tecniche di laboratorio specifiche. È lo stesso Dario Redaelli a confermare che il ciclo di accertamenti è stato portato a termine e che i risultati hanno fornito elementi ritenuti significativi dagli esperti incaricati: «Le verifiche sono state completate. Abbiamo avuto i riscontri che stavamo cercando. Presenteremo i risultati in una eventuale richiesta di revisione del processo».

Redaelli precisa inoltre che l’attività in corso non è collegata alla separata indagine che interessa Andrea Sempio, nome emerso in fasi successive della vicenda giudiziaria. Il consulente sottolinea come il lavoro svolto sia «tutto concentrato verso una possibile revisione del processo» che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. La scelta di delimitare il perimetro della consulenza evidenzia l’intenzione di concentrare l’attenzione sugli atti già cristallizzati in giudizio. Quanto al contenuto dettagliato degli accertamenti, i consulenti mantengono il massimo riserbo. «Non sveliamo il contenuto degli accertamenti – precisa Redaelli – ma i dati raccolti verranno messi a disposizione di un giudice, che valuterà quanto siano rilevanti». La documentazione tecnica confluirà dunque, se i legali lo riterranno opportuno, in un fascicolo da allegare a una formale istanza di revisione davanti alla Corte competente.

Carabinieri e indagini in corso sul caso Garlasco

La conservazione dei reperti e il ruolo dei legali della famiglia

Gli oggetti personali di Chiara Poggi utilizzati per le nuove analisi sono stati conservati per anni e, nel 2010, sono stati restituiti ai familiari in condizioni descritte come di ottimo stato di conservazione. La cura nella custodia dei reperti ha reso possibile, a distanza di tempo, un loro riesame con criteri e tecnologie più aggiornate rispetto a quelle utilizzate nell’immediato post delitto. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, ha in passato ricordato come alcune richieste di approfondimento probatorio fossero state respinte nel corso delle fasi di merito. Secondo quanto riportato, tali analisi sui reperti personali erano state negate nel primo processo d’appello, circostanza che oggi viene ripresa come uno dei presupposti per la nuova iniziativa difensiva. «Stiamo lavorando su più fronti, compresa la verifica dei reperti restituiti ai familiari», aveva spiegato il legale all’agenzia AGI. La strategia della difesa della famiglia appare quindi orientata a valorizzare ogni possibile nuovo elemento di prova derivante dall’esame dei reperti materiali. In quest’ottica, la verifica di catenina, braccialetti, orologio, cavigliera e orecchini assume un ruolo centrale, poiché si tratta di oggetti che possono essere stati in contatto diretto con l’autore dell’aggressione nel corso della colluttazione.

La qualità della conservazione nel tempo costituisce un aspetto rilevante anche sotto il profilo scientifico: reperti mantenuti in condizioni idonee permettono infatti di effettuare nuove analisi genetiche, ricerche di DNA misto o di tracce latenti che in passato, per limiti tecnici o per scelte investigative, non erano state pienamente esplorate.

Immagine d’archivio sul caso del delitto di Garlasco

Accertamenti informatici su computer e supporti digitali

Parallelamente alle verifiche sui monili, sono stati avviati o aggiornati anche accertamenti sui computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi. L’analisi dei dispositivi informatici rappresenta da sempre un capitolo fondamentale del caso, in quanto strettamente connessa alla ricostruzione dei movimenti, delle abitudini e delle attività digitali dei protagonisti nelle ore precedenti e successive al delitto. Le attività in corso mirano a verificare, tramite strumenti forensi aggiornati, la presenza di log di accesso, cronologie di navigazione, file temporanei e altri metadati informatici che possano assumere rilevanza probatoria. L’evoluzione delle tecniche di computer forensics consente oggi analisi più dettagliate rispetto a quelle disponibili nel 2007, con la possibilità di recuperare informazioni ritenute irrilevanti o non accessibili all’epoca. Secondo quanto emerge da fonti legali, il nuovo esame dei computer si inserisce in un quadro difensivo più ampio, che comprende il riesame organico di tutti i materiali già presenti agli atti e dei reperti fisici e digitali eventualmente non valorizzati in passato. L’obiettivo è quello di individuare nuovi elementi o nuove letture degli elementi già esistenti, da sottoporre alla valutazione dell’autorità giudiziaria nell’ambito di una potenziale richiesta di revisione del processo.

Questa attività informatica viene condotta in stretta sinergia con i consulenti che hanno seguito le analisi biologiche e materiali, al fine di offrire un quadro il più possibile completo e coerente dei dati raccolti. La coordinazione tra diverse competenze specialistiche rappresenta infatti un aspetto cruciale in procedimenti complessi come quello di Garlasco.

Verso una possibile richiesta di revisione del processo

Dalle informazioni finora disponibili emerge un’attività difensiva strutturata, che punta alla raccolta sistematica di nuovi elementi di prova o di rilievo tecnico-scientifico. Tali elementi, una volta formalizzati, potrebbero confluire in una istanza di revisione della sentenza che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. In base all’ordinamento italiano, la revisione del processo penale è un rimedio straordinario, ammesso in presenza di nuove prove o di fatti sopravvenuti idonei a minare la tenuta della sentenza passata in giudicato. Il lavoro dei consulenti incaricati dalla famiglia Poggi si muove proprio in questa prospettiva: fornire a un giudice della revisione un nucleo di dati tecnici inediti o rivalutati alla luce delle moderne metodiche scientifiche.

Come ribadito da Dario Redaelli, il contenuto specifico delle nuove analisi non è stato reso pubblico: «Non sveliamo il contenuto degli accertamenti – precisa Redaelli – ma i dati raccolti verranno messi a disposizione di un giudice, che valuterà quanto siano rilevanti». Sarà dunque la magistratura a stabilire se le risultanze peritali sui reperti personali di Chiara, sulle tracce eventualmente individuate e sui dati informatici riesaminati siano tali da giustificare la riapertura del caso in sede di revisione. Nel frattempo, la famiglia Poggi continua a seguire da vicino ogni sviluppo, assistita dai propri legali e dai consulenti di fiducia. La decisione di procedere con analisi aggiuntive, a distanza di anni dai fatti, conferma la volontà di approfondire ogni aspetto ancora suscettibile di verifica tecnica, nel pieno rispetto delle procedure previste dall’ordinamento e sotto il controllo dell’autorità giudiziaria competente.

L’esito finale di questo percorso dipenderà dalla valutazione dei giudici sulla rilevanza e sulla novità degli elementi raccolti. Le nuove analisi sui reperti di Chiara Poggi, sui supporti informatici e sui materiali conservati nel tempo rappresentano, in questa fase, un tassello significativo all’interno di un iter complesso, che potrebbe sfociare o meno in una formale richiesta di revisione del processo Garlasco.

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