Tribunale di Sorveglianza di Milano: il rapporto con l’istituzione carceraria
Tra i punti ritenuti rilevanti viene richiamato anche l’atteggiamento nei confronti dell’istituzione penitenziaria e della vicenda giudiziaria. Nelle relazioni si legge che “l’equipe del carcere evidenzia la capacità del condannato da un lato di accettare una condanna che ritiene ingiusta (senza però vivere l’istituzione come nemica)”. Secondo quanto riportato, questa impostazione sarebbe rimasta costante nel tempo.

Chiara Poggi nelle relazioni: i passaggi sulla parte offesa
Un ulteriore aspetto riportato nei documenti riguarda la vittima. Gli atti indicano che “il tema della parte offesa è stato presente nella sua elaborazione” e che, per i magistrati, “non emergono vissuti rancorosi né repertori narrativi screditanti”.
Infine, secondo le valutazioni richiamate, Stasi “è apparso più aperto e meno difeso nell’espressione della propria emotività”, pur mantenendo quella “innata tendenza al controllo e gestione del proprio mondo emotivo” più volte evidenziata nel tempo. Dopo undici anni di detenzione, il 42enne ha lasciato l’istituto penitenziario in seguito all’affidamento in prova disposto dalla magistratura di sorveglianza.