Dettagli emersi e clima di incertezza
Ogni settimana emergono nuovi dettagli, testimonianze e inchieste parallele che spesso sembrano indirizzarsi verso esiti differenti. Alcuni osservatori sottolineano la presenza di un vicolo cieco giudiziario, mentre altri vedono in questa nuova fase un’opportunità per colmare eventuali lacune di un processo che, secondo molti, non ha mai chiarito completamente la verità. L’opinione pubblica resta divisa tra chi sostiene la colpevolezza di Stasi e chi solleva dubbi su possibili errori giudiziari.


Le dichiarazioni del ministro Nordio sul caso Garlasco
In questo contesto, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto durante il Salone della Giustizia di Roma, affrontando il tema senza entrare nel merito del fascicolo. Il ministro ha sottolineato il rischio di paradossi giudiziari: “I cittadini assistono a un paradosso, ci sono delle inchieste parallele, una si è conclusa anni fa e una persona ha subìto anni di prigione, e una adesso che va in direzione opposta”. Nordio ha inoltre riflettuto sulla difficoltà di ricostruire la verità a distanza di tanti anni da un delitto: “Ci sono processi e indagini che vanno avanti perché la verità non si è mai trovata. A un certo punto bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi, è difficilissimo dopo 20-30 anni ricostruire una verità giudiziaria”. Il ministro ha evidenziato come il tempo renda più fragile ogni certezza probatoria.
Infine, Nordio ha richiamato il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale: “L’azione penale però è obbligatoria, i pm che stanno seguendo questa seconda inchiesta sono persone serissime, e se sorgono dubbi sulla colpevolezza del primo imputato è giusto indagare”. Queste parole rimarcano la complessità di un caso che, a vent’anni di distanza, continua a suscitare domande e attenzione in tutta Italia.