Caso Garlasco e haters, decine di denunce per stalking e diffamazione
Accanto alla battaglia giudiziaria, la famiglia di Chiara Poggi si trova da tempo ad affrontare anche un altro fronte, quello della violenza digitale. Dall’anno scorso a oggi sarebbero state presentate numerose querele in tutta Italia per diffamazione aggravata e stalking contro utenti social e cosiddetti “leoni da tastiera”.
Nel mirino del legale sono finite soprattutto alcune trasmissioni streaming e gruppi online dove, secondo quanto denunciato, i genitori della vittima sarebbero stati “aggrediti senza possibilità di replica” attraverso contenuti costruiti su “argomenti usciti anche dalla fantasia più assoluta”.
Tizzoni ha parlato di una pressione continua che avrebbe inciso profondamente sulla vita privata della famiglia Poggi, costretta ancora oggi a difendere non soltanto la memoria della figlia, ma anche la propria serenità quotidiana. Il legale ha inoltre ribadito che molti dei procedimenti aperti risultano difficili perfino da seguire per il numero elevato delle denunce depositate.
Nel corso dell’intervento, l’avvocato è tornato anche sui passaggi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi, contestando l’idea che si sia trattato semplicemente di un ribaltamento delle assoluzioni precedenti. Secondo Tizzoni, nel procedimento emersero elementi nuovi e criticità importanti, tra cui quella che ha definito una “falsa testimonianza” resa dall’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto.
Il legale ha inoltre ricordato che nel nuovo processo d’appello furono disposte ulteriori perizie, comprese quelle genetiche sulle unghie di Chiara Poggi, oltre all’audizione di numerosi testimoni. Un procedimento durato quasi un anno e che, secondo la difesa della famiglia, rappresentò un approfondimento completo del quadro probatorio.