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Garlasco, la madre di Sempio inguaia tutti: “E se analizzano quello?”

Le parole della madre di Andrea Sempio sulla collana

Una conversazione datata 14 dicembre 2025 riguarderebbe proprio la catenina di Chiara Poggi. Il dialogo sarebbe avvenuto dopo l’annuncio televisivo di un consulente della famiglia Poggi, intenzionato a promuovere nuovi accertamenti sul gioiello.

Secondo il resoconto del quotidiano, Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, avrebbe espresso la preoccupazione che sul monile potesse emergere materiale biologico attribuibile al figlio. Nel corso della conversazione, la donna avrebbe ipotizzato che, durante un possibile trascinamento sul pavimento, Chiara avrebbe potuto raccogliere sul gioiello tracce già presenti nell’abitazione.

Si tratta di una possibilità formulata nell’ambito di un dialogo privato e non della ricostruzione di un fatto accertato. Nelle informazioni riportate non risulta documentato alcun ritrovamento di DNA di Andrea Sempio sulla catenina.

Alla preoccupazione manifestata dalla madre, Sempio avrebbe risposto: «Boh… vedremo».

Il contenuto dell’intercettazione, per come viene riferito, riguarda quindi il timore per gli esiti di futuri esami. Non può essere interpretato automaticamente come conferma della presenza di una traccia genetica né come elemento dimostrativo di un coinvolgimento nell’omicidio di Chiara Poggi.

L’impronta 33 nella villetta di Garlasco

Un altro tema richiamato nelle intercettazioni è quello della impronta 33, rilevata sulla parete della scala interna della villetta di via Pascoli, nell’area vicina al luogo in cui fu rinvenuto il corpo della giovane.

Secondo quanto riportato da La Verità, in una conversazione con un’amica del 22 maggio 2025 Andrea Sempio avrebbe parlato delle caratteristiche della scala e del fatto di essere sceso in cantina in alcune occasioni. La rampa sarebbe stretta, caratterizzata da una curva e senza corrimano: condizioni nelle quali appoggiarsi alla parete potrebbe risultare naturale.

Sempio avrebbe così richiamato la propria conoscenza dell’abitazione, frequentata in passato poiché amico di Marco Poggi, fratello di Chiara. Il riferimento si inserirebbe nella discussione sulla possibile riconducibilità della traccia.

L’attribuzione dell’impronta resta comunque un punto controverso. Una spiegazione proposta dall’interessato non sostituisce un’analisi tecnica, mentre l’eventuale collegamento tra la traccia e una persona specifica deve essere definito esclusivamente attraverso gli accertamenti scientifici disponibili.

In un’intervista ripresa dall’ANSA il 6 ottobre 2026, Sempio avrebbe contestato la possibilità di un’attribuzione certa dell’impronta 33, ribadendo la propria estraneità ai fatti. La sua posizione rimane dunque opposta alla prospettazione accusatoria.

Le intercettazioni sul DNA e gli esami scientifici

Le conversazioni citate comprendono anche un dialogo del 21 marzo 2025, nelle prime settimane del nuovo procedimento. Parlando con la cugina e collega Claudia Tarletti, Andrea Sempio avrebbe manifestato preoccupazione per il possibile peso degli accertamenti genetici nell’inchiesta.

«Vogliono fare degli esami che trasformeranno il Dna da un indizio a una prova… e questo è un problema».

La frase viene attribuita a un’intercettazione ambientale e descrive il timore dell’indagato rispetto alle conseguenze che potrebbero derivare da nuove analisi. Il suo effettivo significato investigativo, però, non è possibile stabilirlo isolando quelle parole dal resto del fascicolo.

Il valore di un dato genetico dipende infatti da diversi fattori: qualità e quantità del campione, modalità di acquisizione, tempi di conservazione, procedure di laboratorio e corretta interpretazione del risultato. Per questo le dichiarazioni rese in una conversazione privata non costituiscono, di per sé, una prova di colpevolezza.

Lo scontrino del parcheggio di Vigevano e gli orari

Tra gli elementi esaminati nel nuovo filone sull’omicidio di Chiara Poggi compare anche lo scontrino di un parcheggio di Vigevano, emesso alle 10.18 del 13 agosto 2007. Il documento è stato utilizzato da Sempio per sostenere la propria ricostruzione degli spostamenti nella mattina del delitto.

Sempio avrebbe spiegato di essersi recato a Vigevano con l’intenzione di acquistare un libro, senza riuscire nell’acquisto perché la libreria risultava chiusa. In una conversazione del 16 dicembre 2025, sua madre avrebbe indicato che il figlio era uscito da casa prima delle 10, fissando le 9.52 come orario massimo.

Fra l’orario indicato dalla donna e quello stampato sul biglietto intercorrono 26 minuti. Secondo il quotidiano, gli investigatori metterebbero in discussione tale ricostruzione, ritenendo che lo scontrino possa essere riconducibile alla madre e non al figlio.

Anche su questo punto non emerge un elemento autonomamente risolutivo. La verifica della provenienza del documento, degli orari e dei movimenti richiede il confronto con l’intero materiale raccolto dagli inquirenti e con le valutazioni delle difese.

La nuova indagine della Procura di Pavia

Le intercettazioni e i reperti richiamati si collocano nell’indagine condotta dalla Procura di Pavia nei confronti di Andrea Sempio. La vicenda giudiziaria riguarda un delitto per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.

Secondo le informazioni disponibili, alla fine di settembre sarebbe stato notificato un ulteriore avviso di conclusione delle indagini. Sempio continua a dichiararsi estraneo all’omicidio e, come previsto dall’ordinamento, deve essere considerato presunto innocente fino a un eventuale giudizio definitivo.

La catenina, l’impronta 33, i possibili esami sul DNA e lo scontrino del parcheggio rappresentano profili distinti dell’inchiesta. Nessuno di questi aspetti può essere sovrapposto agli altri o considerato automaticamente decisivo senza le necessarie verifiche.

Le conversazioni pubblicate offrono uno spaccato dei timori manifestati da Sempio e dai suoi familiari durante le indagini. Il loro peso nel procedimento dipenderà dagli esiti degli accertamenti tecnici e dalla successiva valutazione complessiva degli elementi da parte dell’autorità giudiziaria.

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