
La prima testimone: l’auto della madre delle gemelle
La prima testimonianza è quella di una donna che dichiara di aver abitato a lungo a Garlasco e di conoscere personalmente Maria Rosa Poggi, zia di Chiara e madre delle gemelle Cappa. La donna riferisce di aver incrociato l’auto di Maria Rosa Poggi nella mattinata del delitto, in un orario che colloca “tra le 9.15 e le 10”, in una zona non distante dall’abitazione di via Pascoli.
La testimone sostiene di essere in grado di riconoscere con sicurezza la donna alla guida, basandosi sulla frequentazione quotidiana e su dettagli abituali di comportamento alla guida: “Io ero ferma allo stop, le ho dovuto dare la precedenza, lei è passata. Lei guida molto attaccata così alla macchina, è una che guida così. Era lei, sono sicura”.
Nel suo racconto, la donna descrive una consuetudine di incontri al bar e al supermercato, che, a suo dire, le consentirebbe di identificarla senza incertezze. Il riconoscimento viene presentato come un elemento che, secondo la testimone, non lascerebbe spazio a equivoci.
La stessa persona riferisce poi di avere un dubbio riguardo alla presenza di una giovane in bicicletta davanti all’auto: “Ho un dubbio, su questo non ci metto le mani sul fuoco, che davanti c’era la figlia in bicicletta”. La donna aggiunge di non aver mai riferito questi particolari alle forze dell’ordine nel periodo delle indagini: “Se sono mai andata ai Carabinieri? Ma no”.
Il secondo testimone: «una ragazza in bicicletta con un attrezzo in mano»
Nel servizio de Le Iene viene raccolta anche la dichiarazione di un uomo che afferma di aver visto, la mattina dell’omicidio, “una ragazza in bicicletta con un attrezzo in mano”. Secondo il suo racconto, la giovane si trovava in sella a “una bicicletta nera”, mentre lui stava transitando in zona diretto verso Pavia.
L’uomo descrive la presenza di una figura femminile che, a suo dire, stava uscendo da via Pascoli, cioè la strada dove si trova la villetta dei Poggi. Interpellato più volte dagli inviati, il testimone sottolinea la volontà di non essere coinvolto nelle fasi successive: “Io non voglio essere chiamato in causa”.
Con il passare degli anni, il testimone ammette di non ricordare con precisione l’orario dell’episodio che riferisce: “So che era la mattina, ma non so se erano le 9, le 10 o che”. La sua versione viene comunque riportata nel servizio come elemento aggiuntivo rispetto al quadro già noto del delitto di Garlasco.
Il clima di Garlasco e le parole sulla verità del caso
Il racconto del secondo testimone si conclude con una dichiarazione che richiama l’atmosfera percepita nel paese dopo il delitto: “Ma qua, te lo dico io, la verità a Garlasco non uscirà mai”. Una frase che viene presentata nel servizio come espressione di un diffuso sentimento di sfiducia e di riservatezza maturato negli anni intorno alla vicenda.
Le nuove testimonianze si inseriscono in una storia giudiziaria chiusa sotto il profilo processuale, ma ancora al centro del dibattito pubblico. Il nome di Alberto Stasi resta legato alla verità giudiziaria ricostruita dalle sentenze, mentre le dichiarazioni diffuse in televisione aggiungono ulteriori elementi di cronaca e di contesto, la cui eventuale rilevanza spetterebbe comunque alle autorità competenti valutare.