Il rischio di una condanna costruita su un’idea iniziale
Vitelli affronta anche un tema delicato: il rischio che su Stasi si sia costruita fin dall’inizio un’idea di colpevolezza poi confermata a posteriori. Alla domanda se sia possibile che si sia partiti da un pregiudizio, risponde senza esitazioni: “È possibile”.
Per il magistrato, il ragionevole dubbio non rappresenta una sconfitta dello Stato, ma una sua vittoria. La verità assoluta, afferma, non esiste nel processo penale, e assolvere in presenza di dubbi è un atto di giustizia, non di debolezza.

I dubbi su Sempio e l’ipotesi dell’incidente domestico
Nel corso dell’intervista, Vitelli fa riferimento anche a Andrea Sempio, soffermandosi sull’alibi dello scontrino, definito “strano”, pur precisando che la pubblica accusa non aveva indagato su di lui. Un elemento che, secondo il giudice, avrebbe meritato maggiore approfondimento.
Vitelli rivela inoltre che, nelle prime fasi, i carabinieri ipotizzarono un incidente domestico, prima che l’indagine prendesse una direzione diversa. Un dettaglio che contribuisce, nella sua lettura, a evidenziare l’evoluzione incerta e non lineare delle indagini.
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Le riflessioni finali nel libro: impronte, telefonate e tracce
Nel libro, Vitelli analizza numerosi elementi del caso: dalla telefonata ritenuta fredda di Stasi, che potrebbe invece essere la reazione soggettiva a un trauma, fino alla mancanza di tracce nella casa, comportamento che può apparire anomalo ma non unico, come dimostrato anche da chi entrò per primo sulla scena.
Si sofferma sull’impronta sul dispenser del bagno, che potrebbe non appartenere all’assassino ma essere stata lasciata la sera precedente, e sul tema della pornografia, elemento che poteva suggerire un movente ma che, dopo un’analisi non pregiudiziale, non risultava decisivo.
Infine, Vitelli ribadisce un concetto chiave: pensare che quella mattina in casa Poggi possa essere entrata una persona diversa dal fidanzato non è fantasia, ma un’ipotesi che, secondo lui, non può essere esclusa.