
Andrea Sempio è stato convocato dalla Procura di Pavia per un nuovo interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta riaperta sul delitto di Garlasco. È un passaggio pesante, perché arriva nella fase conclusiva degli accertamenti e rimette al centro uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi vent’anni. La morte di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, continua a proiettare la sua ombra sulla giustizia italiana. Dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, la nuova indagine su Sempio ha riportato in superficie domande, dubbi, verifiche tecniche e possibili scenari giudiziari ancora tutti da definire.
La convocazione non equivale a una condanna e non cambia, da sola, il quadro giudiziario già esistente. Ma segna certamente un’accelerazione. Sempio, oggi indagato, sarà chiamato a confrontarsi con i magistrati e con gli elementi raccolti in questi mesi. È il momento in cui l’inchiesta esce dalla lunga sequenza degli accertamenti e si avvicina alla fase delle decisioni. La Procura dovrà stabilire se il materiale acquisito sia sufficiente per andare avanti, oppure se il fascicolo debba prendere un’altra direzione. Per questo la convocazione assume un peso molto superiore a un normale atto istruttorio.
La nuova stretta sul caso Garlasco
Il punto centrale è il tempo dell’indagine. Dopo mesi di verifiche, consulenze e ricostruzioni, la chiamata di Sempio davanti ai pm appare come uno degli ultimi passaggi prima della chiusura della fase investigativa. Gli inquirenti vogliono cristallizzare la posizione dell’indagato, metterlo davanti al quadro emerso e raccogliere eventuali chiarimenti. In questa fase ogni parola può pesare, ogni risposta può aprire o chiudere piste, ogni silenzio può diventare parte della strategia difensiva.
Il nome di Andrea Sempio era già entrato più volte nella storia del caso. Amico del fratello di Chiara, era stato sfiorato dalle indagini in passato, senza che allora si arrivasse a una contestazione definitiva nei suoi confronti. La nuova inchiesta, però, ha riportato attenzione su alcuni elementi già discussi e su nuovi approfondimenti tecnici. È questo il cuore della svolta: non una verità già scritta, ma il tentativo della Procura di verificare se esista un quadro investigativo autonomo rispetto alla sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi.
Proprio la presenza di una condanna definitiva rende tutto più delicato. Il delitto di Garlasco non è un caso aperto nel vuoto. Ha già avuto processi, sentenze, assoluzioni, condanne, ricorsi, un giudizio definitivo. Stasi sta scontando la pena per l’omicidio di Chiara Poggi. Eppure la riapertura dell’indagine su Sempio obbliga a guardare di nuovo dentro una vicenda che sembrava chiusa sul piano giudiziario, ma non lo è mai stata davvero nella percezione pubblica.
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