Ora però qualcosa cambia: “Ora è un po’ diverso — spiega Boccellari — ci sono i documenti e anche lui li vuole vedere”. E in quell’“anche lui” c’è tutto: il bisogno di riprendere in mano la narrazione, almeno per un momento.
I nuovi soliloqui di Sempio: “Quando sono andato io il sangue c’era”
Tra i punti che stanno facendo discutere ci sono i monologhi registrati nell’auto di Andrea Sempio. Oltre all’intercettazione già nota — quella in cui diceva da solo “Ho visto il video di Chiara e Alberto” — ne sono emersi altri due.
Nel primo afferma: “Quando sono andato io il sangue c’era, Stasi ha evitato le macchie”. Nel secondo, parlando di Chiara Poggi, usa parole che gelano: “Chiara? Bella str*nza, mi ha messo giù il telefono”.
Prudenza sulle frasi: “bisogna contestualizzare”
Il punto, però, è uno: il modo in cui queste frasi vengono lette e incasellate. Boccellari invita a non trasformarle automaticamente in una verità definitiva: “Dette così sembrano confessorie ma bisogna contestualizzare la frase e ascoltare gli audio”.
In altre parole: attenzione agli effetti speciali. Nel caso Garlasco ogni parola diventa un frammento che incendia l’opinione pubblica, ma la sostanza passa dai documenti e dalle verifiche.
Le prove a discarico di Stasi nell’informativa dei carabinieri
Nell’informativa dei carabinieri del Comando Provinciale di Milano sono indicati elementi che, secondo gli inquirenti, scagionerebbero Stasi. Tra questi, l’orario della morte di Chiara viene spostato in un intervallo ritenuto compatibile con le sue dichiarazioni.
Le analisi del Ris gli riassegnano il ruolo di scopritore del delitto — non di assassino. E la discussa assenza di tracce di sangue sulle suole delle scarpe trova una spiegazione nelle 19 ore trascorse prima del sequestro delle calzature, nel frattempo utilizzate.
Il caso resta aperto: atti depositati e tensione alta
Dall’altra parte, la famiglia Poggi mantiene una posizione ferma: l’assassino è Stasi. E i legali di Sempio continuano a smontare le prove una a una, pezzo dopo pezzo.
Nel mezzo, una certezza: gli atti sono depositati e il confronto si riaccende. Ma intanto, per la prima volta dopo vent’anni, Alberto Stasi è pronto a leggerli davvero. E quella notte fuori dal carcere, oggi, sembra l’inizio di un nuovo capitolo.