Il contenitore di Estathé e il Dna di Alberto Stasi
Al centro dell’attenzione investigativa si trova ora il contenitore di plastica dell’Estathé. Sulla cannuccia della bevanda gli accertamenti hanno individuato il Dna di Alberto Stasi, dato che conferma in modo inequivocabile che è stato lui a bere quel tè freddo. Resta però il quesito principale: il momento in cui l’Estathé è stato consumato. Se il drink fosse stato bevuto la sera del 12 agosto, la versione dell’imputato non subirebbe modifiche sostanziali: una cena con la fidanzata, il rientro a casa propria e l’accesso alla villetta soltanto la mattina successiva, quando Chiara era già stata uccisa. La prospettiva muterebbe in modo significativo nel caso in cui i rifiuti fossero invece attribuibili al giorno stesso del delitto. In tale scenario, Stasi avrebbe bevuto l’Estathé la mattina del 13 agosto, risultando presente nella casa pochi minuti prima dell’aggressione mortale. Una circostanza che confuterebbe la sua ricostruzione e renderebbe meno rilevante la pista di un altro possibile autore materiale. Allo stato, tuttavia, permangono incertezze sulla datazione della spazzatura, aspetto che continua ad alimentare il confronto tra le parti.


La posizione della famiglia Poggi e le conclusioni provvisorie
Per i legali della famiglia Poggi, i recenti accertamenti sembrerebbero rafforzare una tesi già sostenuta in passato, ovvero che i nuovi elementi dimostrerebbero “ancora di più come Stasi la mattina abbia fatto colazione con Chiara”. Gli avvocati sottolineano inoltre che all’interno dei rifiuti non sarebbero presenti resti riconducibili a una cena, circostanza che apre a ulteriori domande: tra queste, l’ipotesi che la spazzatura della sera del 12 agosto possa essere stata esposta all’esterno e ritirata dal servizio di raccolta prima dell’arrivo degli inquirenti.
Secondo questa lettura, l’Estathé sarebbe stato consumato durante la colazione del 13 agosto. Va comunque precisato che, finora, nessuna perizia ha stabilito in modo univoco l’orario in cui la bevanda è stata bevuta, né ha fornito una datazione certa dell’intero contenuto del sacco. Dopo la diffusione degli esiti delle analisi, la difesa di Alberto Stasi, rappresentata dall’avvocata Giada Bocellari, ha ribadito la propria posizione, affermando: “Trovare Dna di Chiara Poggi e Alberto Stasi ce lo si aspettava, se fosse stato trovato Dna di qualcun altro avrebbe avuto valenza più importante, perché nessun altro, oltre al mio assistito, ha detto di aver avuto contatti con la vittima. Noi siamo molto sereni”. Le parole della legale evidenziano un approccio improntato alla prudenza rispetto al valore probatorio dei nuovi riscontri, mentre il semplice contenitore di Estathé continua a rappresentare un possibile tassello decisivo in uno dei procedimenti giudiziari più complessi e dibattuti degli ultimi anni.