L’esposto della vedova Gabriella Canti e la richiesta di nuovi accertamenti
A sollecitare formalmente la riapertura del fascicolo è stata la vedova di Ferri, Gabriella Canti. Lo scorso settembre la donna ha presentato un esposto attraverso il proprio legale, l’avvocato Fabrizio Gallo.
L’iniziativa ha rimesso all’attenzione della Procura una vicenda rimasta a lungo archiviata come suicidio. La difesa della famiglia intende approfondire soprattutto gli aspetti medico-legali e scientifici legati alle ferite riportate dall’anziano e alle condizioni del luogo in cui il corpo fu scoperto.
L’avvocato Gallo sarà affiancato da consulenti specializzati, tra cui un medico legale, un genetista e un criminologo. Il loro lavoro dovrà verificare se il materiale disponibile permetta ulteriori analisi e se vi siano elementi non compatibili con la ricostruzione formulata al termine delle indagini originarie.
Coltello e fazzoletto insanguinato: i reperti al centro dell’inchiesta
Tra i punti principali della nuova indagine sulla morte di Giovanni Ferri figurano il coltello e il fazzoletto sporco di sangue trovati vicino al corpo. Gli investigatori dovranno chiarire il possibile ruolo di questi oggetti e la loro rilevanza nella ricostruzione della morte.
Eventuali valutazioni tecniche potranno riguardare sia le tracce presenti sui reperti sia la natura e la posizione delle lesioni. Al momento non è stato reso noto se siano già stati ordinati nuovi esami scientifici né se gli oggetti siano ancora conservati in condizioni tali da poter essere sottoposti ad accertamenti.
Le verifiche serviranno a definire ogni passaggio della dinamica, senza anticipare conclusioni. Solo l’analisi degli atti, dei reperti e dei risultati degli eventuali nuovi esami potrà fornire indicazioni più solide agli inquirenti.
Il possibile legame con l’omicidio di Chiara Poggi
La vicenda si colloca nel contesto di Garlasco, località già al centro dell’attenzione nazionale per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. Nel tempo sono state avanzate ipotesi su alcuni decessi avvenuti nella zona e su un possibile collegamento con quel delitto.
Anche il caso di Giovanni Ferri è stato citato in tali ricostruzioni. Secondo le informazioni disponibili, però, non risultano conferme investigative o giudiziarie di un legame tra la morte dell’88enne e l’omicidio di Chiara Poggi.
La Procura di Pavia dovrà quindi occuparsi anzitutto della posizione specifica di Ferri e delle circostanze del decesso avvenuto nel 2010. Gli accertamenti sono rivolti a chiarire se la classificazione iniziale come suicidio debba essere confermata oppure rivalutata.
Nuova inchiesta dopo quasi sedici anni: cosa deve essere chiarito
L’apertura del fascicolo per omicidio volontario a Garlasco costituisce un passaggio rilevante per i familiari di Giovanni Ferri, che hanno chiesto di fare piena luce su una morte rimasta segnata da dubbi e domande.
Gli investigatori potranno riesaminare gli elementi raccolti all’epoca, approfondire eventuali aspetti trascurati e valutare se esistano margini per nuovi accertamenti tecnici. La ricostruzione dovrà ripartire dal ritrovamento nell’intercapedine di via Mulino, dalle ferite dell’anziano e dagli oggetti rinvenuti accanto al cadavere.
La questione resta aperta: Giovanni Ferri si tolse la vita oppure fu vittima di un omicidio? La risposta dipenderà dagli sviluppi della nuova indagine e dagli eventuali riscontri concreti che emergeranno nel corso delle verifiche.
