
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica. La Procura di Pavia ha riaperto una nuova fase investigativa concentrando gli accertamenti su Andrea Sempio, già finito in passato al centro delle cronache legate al caso.
L’inchiesta riporta in primo piano uno dei procedimenti più discussi della storia recente italiana, già segnato dalla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere per l’omicidio della giovane. Ora però gli inquirenti stanno rivalutando diversi elementi investigativi, alcuni già noti e altri oggetto di nuove analisi tecniche, con l’obiettivo di verificare eventuali scenari alternativi.
Il fascicolo riaperto sta alimentando nuovamente il dibattito pubblico, tra dubbi, ipotesi e richieste di chiarezza definitiva.

L’ipotesi investigativa su Andrea Sempio
Secondo la nuova impostazione degli investigatori, Andrea Sempio potrebbe avere avuto un contatto diretto con la vittima il giorno del delitto. Negli atti emergerebbe l’ipotesi di un approccio respinto da Chiara Poggi e di una successiva reazione violenta degenerata in aggressione. Si tratta di una ricostruzione accusatoria che dovrà naturalmente essere verificata nei successivi passaggi giudiziari.
La Procura ipotizza un’aggressione particolarmente dura, consumata all’interno della villetta di Garlasco, con modalità che configurerebbero aggravanti rilevanti. Al momento, resta fondamentale ricordare che si tratta di una fase investigativa e non di un giudizio definitivo.
Il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi
Uno degli elementi centrali tornati sotto osservazione riguarda il DNA trovato sotto le unghie della vittima.
Secondo quanto riportato dagli investigatori, il profilo genetico sarebbe compatibile con la linea maschile della famiglia di Andrea Sempio. Un dato già emerso in passato ma oggi rivalutato con strumenti tecnici più avanzati.
Proprio il progresso scientifico rappresenta uno dei motivi principali della riapertura del caso. Le nuove metodologie di analisi genetica consentirebbero infatti letture più approfondite rispetto agli esami effettuati anni fa.
Resta da capire quale peso probatorio potrà avere questo elemento nell’attuale contesto processuale.

L’impronta 33 sul muro della cantina
Altro punto ritenuto rilevante è la cosiddetta impronta 33, rilevata sul muro della cantina della villetta. Secondo la Procura, l’impronta sarebbe attribuibile con certezza ad Andrea Sempio e costituirebbe un collegamento con l’area in cui si sarebbero consumati gli ultimi momenti dell’aggressione.
La cantina è da sempre uno dei luoghi chiave nella ricostruzione del delitto. Per questo ogni traccia rinvenuta in quella zona assume un peso specifico importante.
Anche su questo fronte, tuttavia, saranno determinanti eventuali controperizie e il confronto tecnico tra accusa e difesa.
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