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Giorgia Meloni ai funerali di Umberto Bossi, cosa è successo fuori dalla chiesa

Funerali Bossi, applausi per Meloni fischi per Mario Monti

Ripercorrere la figura di Umberto Bossi significa attraversare oltre trent’anni di storia italiana. Dalla nascita della Lega Nord negli anni ’80 fino ai governi con il centrodestra, il suo nome è stato legato indissolubilmente a parole come federalismo, autonomia e questione settentrionale. Il suo stile diretto, spesso provocatorio, ha diviso l’opinione pubblica, ma ha anche contribuito a costruire un consenso radicato e duraturo, capace di resistere a crisi politiche e personali.

Il suo progetto politico, inizialmente incentrato sulla spinta secessionista, si è evoluto nel tempo, adattandosi ai cambiamenti del contesto nazionale ed europeo. Dalla richiesta di indipendenza della Padania si è passati progressivamente a una rivendicazione più concreta di maggiore autonomia regionale. Un percorso che ha lasciato un segno evidente anche nelle riforme istituzionali più recenti, come ricordato da molti esponenti del partito presenti alle esequie.

A metà della cerimonia, l’attenzione si è spostata sull’arrivo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dal vicepremier Antonio Tajani. I due sono stati accolti dagli applausi della folla e al grido di “Giorgia, Giorgia”, “Secessione, secessione” e “Padania libera”. La presenza della premier ha rappresentato un momento significativo, quasi un ponte simbolico tra la stagione fondativa della Lega e l’attuale assetto politico del Paese.

Per partecipare alle esequie del fondatore della Lega, la premier ha scelto un elegantissimo completo nero di velluto, camicia bianca e uno scialle con il bordo di pizzo portato sulle spalle. Ai piedi scarpe nere con il tacco platform. Un’immagine sobria e istituzionale che ha accompagnato il suo ingresso in abbazia, tra strette di mano e saluti ai rappresentanti del partito.

Non sono mancati momenti di tensione. “Vergognati”, “vai via”, “venduto”. Così è stato accolto dai militanti leghisti il senatore a vita, Mario Monti, al suo arrivo all’abbazia di San Giacomo, a Pontida, per partecipare ai funerali di Umberto Bossi. Tra le figure istituzionali oggetto di contestazioni, anche la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, arrivata poco prima, alla quale un militante ha urlato “vergognati”. Episodi che testimoniano come, anche nel giorno del lutto, le divisioni politiche restino forti.

A chiudere la giornata, le parole di Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, che ha voluto ribadire l’eredità politica del fondatore: “La battaglia sarebbe cambiata per forza di cose, ma Matteo Salvini ha portato avanti questo messaggio tenendo alta la bandiera del federalismo e dell’autonomia. Se oggi le regioni del Nord possono discutere con lo Stato centrale degli statuti nuovi e delle nuove devoluzioni di competenze è grazie a una riforma fatta in questa legislatura”. E ancora: “Credo che le due cose non siano assolutamente in contrasto e che il pilastro fondante della lega, debba continuare a essere quello: il federalismo, l’autonomia e la questione settentrionale. Dopodiché oggi non è il giorno delle polemiche”. Una dichiarazione che suggella il passaggio di testimone, nel segno della continuità politica.

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