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Giovanni Tamburi, il grido di dolore della madre: shock contro i gestori

Ricordi, fede e un sedicenne per sempre

Quando parla di Giovanni, il volto della madre si illumina appena. «Tutti» i momenti vissuti con lui restano nel cuore, «da quando è nato a quando l’ho abbracciato l’ultima volta». Ma se deve scegliere un’immagine, è il sorriso. «Era un giocherellone, mi faceva gli scherzi». Racconta di una giostra al luna park: lei urlava per la paura, lui rideva e la filmava. «Lo voglio ricordare come un angelo, era un puro». La fede, dice, le dà consolazione e un senso a una morte così precoce. «È morto subito, soffocato dai gas tossici, il suo viso non è stato deturpato… rimarrà un sedicenne per sempre».

Il messaggio ai ragazzi e l’abbraccio della città

Nel giorno del funerale, tutta la scuola di Giovanni sarà presente. Ai suoi amici e compagni, Carla Masiello affida un messaggio semplice e potentissimo: «Di pensare e di vivere solo le cose belle, di godere di ogni momento della vita, di non lasciare mai dei non detti, di lasciar perdere gli screzi. In una parola, di amarsi». È ciò che Giovanni avrebbe voluto, perché «lui vedeva solo cose belle». Bologna ha proclamato il lutto cittadino e questo affetto, racconta, è stato «salvifico». «Il fatto che tutta la città si stringa attorno a Giovanni a rendergli onore mi ha commosso». La madre è certa che il figlio, da lassù, guardi e sorrida. Lei lo porta nel cuore, stringe la sua felpa, dorme con il rosario in una mano e il suo vecchio pupazzetto nell’altra. Come se l’amore, almeno quello, potesse ancora proteggere.

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