L’attacco alle opposizioni e il passaggio sull’antifascismo
Meloni ha poi rivolto un lungo attacco alla sinistra, sostenendo che le opposizioni fatichino a individuare una proposta comune. Nel passaggio più duro del suo intervento, la premier ha elencato alcune delle critiche mosse al governo e ha chiesto alle forze avversarie di chiarire quale sia la loro idea per il futuro del Paese.
“La sinistra sta avendo difficoltà a mettersi d’accordo, inventa ogni giorno una nuova emergenza, Costituzione in pericolo, repressione dissenso, calpestano la libera informazione, i pieni poteri, la deriva illiberale, Elon Musk, il Mossad, ci siamo abituati. Però, di grazia, quando avete finito con questo complottismo, potreste dire agli italiani cosa avete in mente per il loro futuro, perché mandare a casa Meloni non mi sembra un programma particolarmente articolato e si potrebbe dire, si stanno ancora organizzando per le primarie perchè non sono d’accordo nemmeno sulle primarie e se chiedete chi è il premier nemmeno lo sanno poi arriva Roberto Speranza e dice ‘Scegliamo un anziano partigiano’ e non è una novità, la sinistra usa l’antifascismo come arma di distrazione di massa da 80 anni”.
Un altro messaggio, rivolto indirettamente agli avversari, ha riguardato la natura dell’alleanza di governo. “Noi non stiamo insieme per battere l’avversario”, come quelli che “dopo un’eventuale vittoria non sanno cosa fare. Noi stiamo insieme per costruire idee. Chi si allea per costruire idee dopo 1.413 giorni ha ancora una lista di cose da fare, ecco la differenza”. La situazione politica resta dunque caratterizzata da una forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione.

La telefonata della figlia durante il discorso
Nel corso dell’intervento c’è stato anche un momento inatteso. Meloni ha interrotto per pochi istanti il discorso per rispondere al telefono, spiegando al pubblico: “Scusate è mia figlia, è la terza telefonata”. La premier ha quindi ripreso il suo intervento dedicato al record del governo e alle priorità della maggioranza.
Corteo anti Meloni, fermati e accertamenti a Bari
Mentre al porto si svolgeva la manifestazione di Fratelli d’Italia, in città è andato avanti il corteo contro il governo, promosso da collettivi studenteschi e gruppi antagonisti. Secondo quanto riportato dagli organizzatori, otto persone sarebbero state portate in Questura per accertamenti. Non è ancora chiaro, sulla base delle informazioni disponibili nel corso della serata, quale sia stato l’esito di tutte le singole posizioni.
Intorno alle 17.49, i promotori della protesta avevano riferito di altre cinque persone fermate, oltre alle tre segnalate inizialmente. Il corteo si è diretto verso l’area portuale e alcuni manifestanti hanno dichiarato l’intenzione di superare il blocco delle forze dell’ordine; nella vicenda sono stati accesi anche fumogeni.
Successivamente, i partecipanti sono rimasti davanti allo sbarramento della polizia. Alle 20.47 gli organizzatori hanno annunciato il rilascio di tre persone. Più tardi la tensione è apparsa in diminuzione: sul lungomare davanti alla Basilica di San Nicola erano ancora presenti numerosi manifestanti tra musica e balli, mentre un gruppo ha iniziato a muoversi in direzione della stazione.
La giornata di Bari si è chiusa quindi con il doppio piano della celebrazione politica e della protesta di piazza. Il record di durata del governo Meloni viene rivendicato dalla maggioranza come prova di stabilità; per le opposizioni, invece, resta aperta la discussione sui risultati concreti dell’azione dell’esecutivo. È su questo confronto che si concentrerà la fase finale della legislatura.