
È un’altra pagina di storia del calcio partenopeo che si chiude, e con essa se ne va un volto che per anni ha incarnato l’anima, la fedeltà e la dedizione al Napoli silenzioso e popolare. Non sempre sotto i riflettori, ma sempre nel cuore di chi ha vissuto quegli anni. All’età di 72 anni si è spento Pasquale Fiore, storico portiere azzurro tra gli anni ’70 e ’80, la cui figura rimane impressa nella memoria dei tifosi per le poche, ma significative, apparizioni e per la fedeltà alla maglia. La notizia della sua morte ha subito generato un’ondata di cordoglio nel mondo sportivo e tra gli appassionati di calcio, riportando all’attenzione un periodo indimenticabile della squadra partenopea.

Portiere e protagonista: Pasquale Fiore e l’esordio nella Serie A
Figlio della città di Napoli, cresciuto nel vivaio azzurro, Pasquale Fiore è entrato sin da giovane nella storia del club. Nel 1975 fu protagonista con la squadra Primavera nella vittoria al Torneo di Viareggio, una competizione giovanile di prestigio che segnò un momento di svolta nella sua carriera.
L’anno successivo, il 1976, segnò il suo debutto in Serie A con la maglia del Napoli: un 11 gennaio che lo vide tra i protagonisti di un pareggio contro il Bologna e in una stagione culminata con la conquista della Coppa Italia in un’annata storica per gli azzurri.
Nonostante il ruolo di secondo portiere, Fiore fu un simbolo di affidabilità e dedizione: in un’epoca in cui la continuità e la coesione dello spogliatoio contavano tanto quanto le prestazioni in campo, il suo contributo venne apprezzato anche se poco numericamente visibile.
Il presidente Aurelio De Laurentiis e tutta la SSC Napoli esprimono profondo cordoglio per la scomparsa di Pasquale Fiore, portiere azzurro dal 1977 al 1984.
— Official SSC Napoli (@sscnapoli) March 6, 2026
Gli anni azzurri: riserva di Luciano Castellini
Nel racconto della sua carriera, un ruolo centrale è occupato dal rapporto con Luciano Castellini, portiere di riferimento dell’epoca, soprannominato “il Giaguaro” per la sua agilità. Dal 1977 al 1984, Fiore fu il secondo di Castellini, restando un punto fermo della rosa azzurra per sette stagioni consecutive.
In questi anni collezionò sette presenze ufficiali, ma la sua presenza fuori dal campo era parte integrante della mentalità e della cultura del club. I tifosi ricordavano il suo aspetto distintivo, caratterizzato da un vistoso baffo, e la sua figura rassicurante nelle giornate di campionato.
Era, per molti, il simbolo di un calcio autentico, meno superficiale, in cui il legame con la città e con la maglia era un valore fondamentale, al di là del minutaggio e delle luci della ribalta.
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