Il ruolo del Pakistan: e il nodo cessate il fuoco
Pakistan ha ospitato e facilitato i colloqui, proponendosi come mediatore tra le parti. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha ribadito la necessità di rispettare il cessate il fuoco, indicandolo come condizione fondamentale per evitare un’escalation.
Islamabad punta a mantenere aperti i canali diplomatici, anche attraverso contatti indiretti e scambi tecnici. Nonostante il fallimento, alcuni canali operativi restano attivi, segnale che il dialogo non è completamente interrotto.

Tensione militare: focus sullo Stretto di Hormuz
Parallelamente alla diplomazia, resta elevata la tensione sul piano militare. I Pasdaran hanno avvertito che eventuali tentativi di attraversamento dello Stretto di Hormuz da parte di navi militari riceveranno una risposta “ferma”. Il passaggio è particolarmente sensibile per la sicurezza marittima e per gli equilibri regionali, perché Hormuz è una rotta strategica per il transito energetico globale.
I Pasdaran hanno avvertito che eventuali movimenti di navi militari potrebbero ricevere una risposta “ferma”, aumentando il rischio di incidenti. Questo scenario rende ancora più fragile qualsiasi tentativo di mediazione.
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Trump rilancia: “Accordo o no, abbiamo vinto”
Da Washington, il presidente Donald Trump mantiene una linea dura. Pur parlando di trattative “profonde”, sottolinea che l’esito non cambierebbe la posizione americana, sintetizzando con una frase destinata a far discutere: “Accordo o no, abbiamo vinto”.
Un messaggio che rafforza la postura politica degli Stati Uniti e amplia il quadro della crisi, coinvolgendo anche altri attori internazionali come la Cina.