Borse in calo e segnali contrastanti dagli Stati Uniti
Le ripercussioni si riflettono sui mercati finanziari. A Wall Street hanno chiuso in ribasso lo S&P 500, il Nasdaq e il Dow Jones. In Europa lo Stoxx 600 ha perso circa l’1% e, nell’arco di una settimana, ha ridotto la capitalizzazione complessiva di 918 miliardi di euro. Flessioni sono state registrate anche a Milano, Londra, Francoforte e Parigi, in un contesto influenzato dalla componente geopolitica e dalle preoccupazioni economiche. Tokyo ha contenuto maggiormente le perdite, recuperando parzialmente dopo sedute precedenti negative.
Negli Stati Uniti, l’attenzione degli investitori si concentra su un doppio fattore: da un lato il rialzo dei prezzi dell’energia, dall’altro segnali di rallentamento dell’economia. A febbraio gli occupati risultano diminuiti di 92 mila unità rispetto a gennaio e il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%. Questa combinazione incide sulle aspettative di mercato: un indebolimento del mercato del lavoro potrebbe teoricamente favorire tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, ma un ulteriore aumento di petrolio e gas potrebbe alimentare nuove pressioni inflattive e limitare margini di allentamento della politica monetaria.