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“Hanno tremato le mura”. Forte scossa di terremoto, il panico in pochi istanti

Il quadro geologico: perché l’area è tra le più instabili

Dal punto di vista tettonico, il Myanmar si colloca in una delle zone più complesse del pianeta, lungo l’interazione tra la placca Indiana e la microplacca di Burma, collegata al sistema eurasiatico. Il movimento della placca Indiana verso nord-est genera nel tempo un accumulo di tensioni che, quando supera la resistenza delle rocce, si libera sotto forma di terremoti.

In questa regione è presente un insieme di meccanismi geodinamici: subduzione, faglie trascorrenti e movimenti associati all’espansione oceanica nell’area del Mar delle Andamane. La coesistenza di questi processi rende l’equilibrio del sottosuolo particolarmente delicato e contribuisce a una sismicità relativamente frequente.

Tra le strutture più note figura la Faglia di Sagaing, una lunga faglia che attraversa il Paese da nord a sud e che storicamente è stata associata a eventi sismici di forte intensità. Nel corso del Novecento, terremoti superiori a magnitudo 7 hanno prodotto gravi danni in diverse aree, con conseguenze importanti per centri abitati e infrastrutture.

La sismicità recente conferma che l’area resta attiva: nel marzo 2025 un evento di magnitudo 7.7 ha interessato la zona settentrionale vicino a Mandalay. Le coste meridionali, invece, sono influenzate dalla grande fossa di subduzione delle Andamane, parte dello stesso contesto geologico che nel 2004 fu associato a uno dei più devastanti tsunami dell’era moderna.

Monitoraggio, sicurezza e indicazioni operative

Dopo un terremoto, le autorità e gli enti di protezione civile avviano in genere una serie di controlli: valutazioni su ponti, linee ferroviarie, reti elettriche e idriche, oltre a sopralluoghi su edifici pubblici. In particolare, per eventi superficiali, l’attenzione viene concentrata su eventuali danni non immediatamente visibili.

Il monitoraggio prosegue anche nelle ore successive per intercettare possibili repliche. Sebbene non tutte le scosse principali siano seguite da aftershock significativi, la prassi prevede l’aggiornamento costante delle informazioni e l’invito a seguire i canali istituzionali per eventuali comunicazioni operative.

In un contesto urbano, la gestione dell’emergenza si concentra anche sulla prevenzione del panico e sul mantenimento della viabilità, facilitando gli spostamenti dei mezzi di soccorso. La priorità resta verificare che non vi siano criticità strutturali e garantire la sicurezza dei cittadini, in particolare in edifici ad alta densità abitativa o lavorativa.

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