Meloni e la valutazione del pericolo durante la fuga
Un altro punto affrontato riguarda il momento in cui una minaccia debba considerarsi conclusa. Secondo la presidente del Consiglio, non è semplice stabilire con esattezza quando la percezione del pericolo venga meno per chi ha appena vissuto un’aggressione.
«Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata?», afferma, sostenendo che l’adrenalina e lo stato di tensione possano mantenere alta la percezione del rischio anche dopo la fine apparente dell’azione.
Meloni osserva che persino persone preparate ad affrontare emergenze possono subire gli effetti dello stress sulla capacità di valutazione. «A Roggero viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress», osserva.
La grazia per Mario Roggero e il ruolo di Carlo Nordio
La premier è intervenuta anche sul tema della proporzionalità delle pene, giudicando eccessiva la condanna ricevuta dal gioielliere. «Non si possono dare otto anni a dei pedofili o meno di dieci anni per casi di stupro di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere», dichiara.
Quanto all’eventuale grazia, Meloni ha confermato di avere autorizzato il Guardasigilli a procedere con la pratica: «Gli ho detto io di andare avanti». L’istruttoria può essere curata dal ministero della Giustizia, mentre la decisione finale spetta al Capo dello Stato.
Risarcimento civile, la misura rivendicata dal governo
Infine, Meloni ha richiamato la riforma approvata dall’esecutivo sul risarcimento civile, che esclude tale diritto per chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato.
Secondo la presidente del Consiglio, la norma mira a evitare che persone coinvolte in vicende come quella di Roggero, oltre alle conseguenze penali, possano essere esposte a richieste risarcitorie tali da incidere sul patrimonio accumulato nel corso della vita. Al momento, l’attenzione resta rivolta agli sviluppi della procedura sulla grazia.