«Perché proprio a me?»
Parlando dell’impatto della diagnosi, Di Battista ha raccontato anche la reazione umana davanti a una notizia di questo tipo. «Faccio parte del club numeroso di quelli che dicono: perché proprio a me?», ha dichiarato durante la trasmissione.
Una frase con cui ha descritto il momento di smarrimento che può accompagnare la scoperta di una malattia, evitando però di presentarsi attraverso l’immagine del combattente che deve necessariamente mostrarsi invincibile. Il suo approccio, ha spiegato, è piuttosto quello di concentrarsi sulle cure e affrontare il percorso un passo alla volta.

«Non amo la retorica del guerriero»
Di Battista ha poi preso le distanze dalla retorica del «guerriero» spesso utilizzata quando una persona deve affrontare una malattia. Nel suo caso, ha spiegato, l’obiettivo è seguire le indicazioni dei medici e mantenere un atteggiamento positivo durante il percorso terapeutico.
«Devo fare le cure e avere un atteggiamento positivo», ha detto. E poi ha aggiunto una precisazione significativa sul ruolo di chi lo sta assistendo: «Quelli che non devono mollare sono i dottori». Al centro del suo racconto è rimasto così il percorso iniziato a Cuba dopo il malore, dalla scoperta del tumore all’intervento e fino alle cure che Di Battista sta proseguendo.
