
All’inizio sembra una tratta come tante: luci soffuse, cinture allacciate, il brusio di chi pensa già all’atterraggio. Poi, senza preavviso, qualcosa cambia. Un segnale, un controllo, un’occhiata rapida tra i membri dell’equipaggio. E quell’aria leggera da fine viaggio si trasforma in un nodo stretto nello stomaco.


La sensazione è quella di trovarsi dentro un film, ma è tutto terribilmente reale: l’aereo resta in attesa, i minuti si allungano, e la calma diventa una maschera da indossare a forza. Qualcuno stringe il bracciolo, qualcuno guarda fuori nel buio cercando risposte, mentre a bordo cresce un pensiero unico, martellante: e se non bastasse più? (Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva…)