
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha rassegnato le dimissioni da capo del governo e da leader del Partito Laburista, a meno di due anni dalla vittoria elettorale del 2024 che aveva riportato i laburisti al potere dopo 14 anni di opposizione.
L’annuncio è stato dato con una dichiarazione pronunciata davanti al numero 10 di Downing Street, al termine di un fine settimana di riflessione trascorso nella residenza di Chequers, dopo settimane segnate da forti frizioni interne e da una crescente pressione politica sul premier.
«È stato l’onore della mia vita entrare a Downing Street», ha dichiarato Starmer davanti ai ministri e ai collaboratori riuniti nel cortile della residenza del premier. «Abbiamo ereditato un Paese in grave difficoltà e abbiamo cercato di cambiare le cose: stop all’austerità, un’economia che funziona, liste d’attesa negli ospedali ridotte, più diritti per i lavoratori, una reputazione internazionale recuperata. Ma non è stato possibile andare avanti. Il partito non crede più in me e mi dimetto. Ho informato il Re».
La decisione arriva dopo un periodo prolungato di contestazione, culminato in un clima di sfiducia che, secondo diverse ricostruzioni dei media britannici, aveva ormai coinvolto ampie aree del gruppo parlamentare e alcuni esponenti dell’esecutivo.
