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“Il super El Niño causerà 450.000 morti nei prossimi sei mesi”. La previsione shock degli scienziati

Il dato non significa 451mila morti “certe”

Gli stessi ricercatori sottolineano che si tratta di una proiezione statistica, non di un bilancio già determinato. Il numero indica quante morti aggiuntive potrebbero verificarsi rispetto alla media, sulla base dell’andamento previsto delle temperature e delle relazioni osservate in passato tra caldo e mortalità.

Il rapporto deve ancora essere sottoposto a peer review, ma gli autori hanno scelto di diffonderlo in anticipo per consentire ai governi e ai sistemi sanitari di prepararsi.

Michael Greenstone, cofondatore del Climate Impact Lab e professore all’Università di Chicago, ha spiegato che la stima serve soprattutto a individuare le aree dove è possibile intervenire prima che arrivino le fasi più intense del fenomeno.

Nigeria, Indonesia e India tra i Paesi più colpiti

Le stime indicano che gli effetti più gravi potrebbero concentrarsi nei Paesi tropicali, dove le temperature sono già elevate e dove la capacità di adattamento può essere più limitata.

Tra le nazioni maggiormente esposte figurano Nigeria, Indonesia, Sudan, India e Brasile. Anche gli Stati Uniti compaiono tra i primi venti Paesi per numero assoluto di decessi aggiuntivi stimati, con circa 3.500 morti legate al caldo.

Più in generale, le aree considerate più vulnerabili sono il Sahel africano e il Sud-Est asiatico, dove temperature molto elevate possono sommarsi a siccità, scarsità d’acqua e difficoltà agricole.

El Niño continua a rafforzarsi

L’attuale El Niño sta mostrando caratteristiche eccezionali. La NOAA ha confermato che il fenomeno si sta rafforzando rapidamente e che esiste una probabilità superiore al 90% che raggiunga una intensità molto elevata tra l’autunno 2026 e l’inverno 2027.

Nel Pacifico equatoriale orientale sono state registrate anomalie della temperatura superficiale del mare superiori ai 3 gradi centigradi, mentre in alcune aree le anomalie nelle acque profonde superano i 10 gradi.

Gli scienziati parlano di un evento potenzialmente tra i più intensi mai osservati, anche se il picco vero e proprio è atteso solo nei prossimi mesi.

Perché El Niño aumenta il rischio

El Niño è un fenomeno climatico naturale collegato al riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico tropicale. Quando si verifica, modifica la circolazione atmosferica e può influenzare temperature e precipitazioni in vaste aree del pianeta.

Gli effetti cambiano da regione a regione: in alcune zone aumenta il rischio di siccità e incendi, in altre quello di piogge intense e alluvioni. Uno degli effetti più costanti è però l’aumento della temperatura media globale.

Il problema, secondo gli scienziati, è che l’attuale El Niño si sviluppa su un pianeta già molto più caldo rispetto al passato a causa del riscaldamento globale.

Il ruolo della crisi climatica

Gli El Niño si verificano naturalmente da secoli, ma oggi si inseriscono in un contesto climatico profondamente diverso.

Secondo la NOAA e numerosi studi recenti, l’aumento delle temperature globali rende più pericolosi gli effetti dei fenomeni naturali estremi. In altre parole, El Niño non crea da solo il riscaldamento globale, ma può sommarsi a una base climatica già più calda e spingere le temperature verso livelli mai sperimentati in molte aree.

Per questo gli scienziati parlano dell’attuale evento come di una possibile anticipazione delle condizioni climatiche che potrebbero diventare comuni nei prossimi decenni.

Le misure che possono ridurre il numero delle vittime

Il Climate Impact Lab insiste sul fatto che la proiezione non deve essere interpretata come inevitabile. Una parte importante dei decessi può essere evitata attraverso misure di prevenzione.

Tra gli interventi indicati ci sono sistemi di allerta più precisi, centri pubblici climatizzati, aumento del personale sanitario durante le ondate di calore e maggiori protezioni per chi lavora all’aperto.

Gli autori sottolineano inoltre la necessità di concentrare gli interventi nei territori dove le previsioni indicano il maggiore aumento del rischio.

Il rischio per cibo e acqua

Oltre alla mortalità diretta da caldo, El Niño può produrre conseguenze rilevanti anche sull’agricoltura e sulla sicurezza alimentare.

Il World Food Programme ha già avvertito che gli effetti del fenomeno potrebbero contribuire a spingere circa 50 milioni di persone verso condizioni di fame acuta, soprattutto nelle regioni più vulnerabili.

Siccità prolungate, calo dei raccolti e aumento dei prezzi alimentari possono infatti amplificare gli effetti sociali ed economici del fenomeno, soprattutto nei Paesi a basso reddito.

“Una cartolina dal nostro futuro”

Secondo Tamma Carleton, ricercatrice dell’Università della California a Berkeley e coautrice del rapporto, l’attuale El Niño rappresenta una sorta di anticipazione delle condizioni climatiche future.

La ricercatrice ha spiegato che le temperature osservate oggi durante gli eventi estremi potrebbero diventare molto più comuni tra vent’anni, se il riscaldamento globale continuerà sull’attuale traiettoria.

Per questo gli interventi messi in campo oggi non servono soltanto ad affrontare l’emergenza immediata, ma anche a preparare città, sistemi sanitari e infrastrutture a un clima destinato a diventare progressivamente più caldo.

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