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“Indagato!”. Terremoto nella politica italiana: salta il nome pesante

Indagato per concorso esterno il direttore del Policlinico di Messina Iacolino

Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina ed ex europarlamentare del PdL, risulta indagato in un’inchiesta della Dda di Palermo. Le ipotesi di reato contestate dagli inquirenti sono concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Secondo l’impostazione accusatoria, Iacolino avrebbe messo a disposizione il proprio ruolo e una rete di contatti maturata nel tempo per agevolare il boss di Favara Carmelo Vetro, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa.

L’indagine, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha portato all’arresto di Vetro e di Giancarlo Teresi, dirigente regionale. Teresi era già stato citato in precedenti vicende giudiziarie per fatti di corruzione. Dalle attività investigative emerge anche che, pur avendo superato l’età pensionabile, Teresi sarebbe stato ritenuto “indispensabile” ai vertici regionali, continuando a mantenere incarichi apicali. In base a quanto riportato dagli investigatori, due direttori generali dei dipartimenti dell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, lo avrebbero sollecitato a presentare domanda per restare in servizio.

Immagine collegata all'inchiesta della Dda di Palermo

Chi è Carmelo Vetro: profilo e condanna

Carmelo Vetro viene descritto dai magistrati come “mafioso e massone”. Nella sentenza definitiva che lo ha condannato a 9 anni di reclusione, i giudici evidenziano che Vetro sarebbe stato “un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età”, con la capacità di muoversi all’interno della consorteria facendo leva sulla propria storia familiare e sulla volontà di progredire rapidamente nel contesto criminale.

Gli inquirenti sostengono inoltre che Vetro, pur non ricoprendo incarichi ufficiali nelle società sponsorizzate da Teresi, avrebbe mantenuto rapporti costanti con gli uffici regionali: secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe inciso su procedure e appalti, consegnato tangenti e influenzato iter amministrativi. Nelle carte dell’inchiesta, la Dda di Palermo richiama questo quadro per sottolineare come “l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”.

Perquisizioni a carico di Salvatore Iacolino e contestazioni sulla sanità

Su disposizione della Procura di Palermo sono state eseguite perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni riconducibili a Salvatore Iacolino. In base all’accusa, quando era direttore generale della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, avrebbe esercitato pressioni su dirigenti amministrativi dell’ASP di Messina per favorire pratiche collegate a Vetro. In cambio, secondo gli investigatori, avrebbe ottenuto sostegni economici per campagne elettorali e promesse di assunzioni per lavoratori in società attive nell’area del Messinese.

Le attività investigative riferiscono anche di tentativi, attribuiti a Iacolino, di agevolare contatti tra Vetro e funzionari regionali. Tra i nomi citati nell’inchiesta figurano la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo del Dipartimento della Protezione civile siciliana Salvatore Cocina. L’obiettivo ipotizzato dalla Procura sarebbe stato consentire al boss di segnalare persone di fiducia e incidere su nomine e procedure amministrative.

Immagine collegata alle vicende sospette nella sanità regionale

Vicende contestate: accreditamenti sanitari e revoche

Nel fascicolo vengono indicate anche due vicende ritenute rilevanti nel comparto sanitario regionale. La prima riguarda la procedura di accreditamento regionale per prestazioni sanitarie della società Arcobaleno s.r.l., riconducibile a Giovanni Aveni, imprenditore indicato come vicino a Vetro. La seconda riguarda la revoca dell’accreditamento all’Anfild Onlus di Messina, realtà considerata concorrente di Vetro.

Secondo l’impostazione accusatoria, Iacolino si sarebbe attivato per sbloccare o gestire pratiche amministrative rientranti nelle competenze del proprio ufficio, sollecitando direttori generali e favorendo un canale diretto di interlocuzione tra Vetro e Aveni. Anche Aveni risulta indagato.

Inchiesta della Dda di Palermo: quadro e ipotesi di reato

Nel complesso, l’inchiesta della Dda di Palermo descrive una rete di relazioni e presunti scambi di favori che, secondo l’accusa, avrebbe agevolato un boss mafioso attraverso snodi della pubblica amministrazione e del sistema sanitario. Le contestazioni nei confronti di Salvatore Iacolino comprendono il concorso esterno in associazione mafiosa e la corruzione aggravata, con riferimento alla creazione di contatti e all’intermediazione con funzionari e dirigenti pubblici.

Gli investigatori indicano che il procedimento riguarda anche modalità di gestione di appalti, nomine e finanziamenti, ritenute in grado di compromettere la trasparenza istituzionale. Perquisizioni, intercettazioni e dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini vengono citate come elementi centrali dell’impianto probatorio. L’inchiesta è in fase istruttoria e le responsabilità saranno accertate nelle sedi competenti.

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