Lattuga iceberg sotto esame: cosa stanno verificando le autorità
Una quota dei contagi è stata associata al consumo di lattuga iceberg già sminuzzata e confezionata. Gli investigatori stanno ricostruendo i passaggi della filiera, dalla produzione alla distribuzione, per individuare un possibile punto in cui il prodotto potrebbe essere stato contaminato.
Al momento, però, non è possibile stabilire con precisione che la lattuga sia responsabile dell’intera epidemia. Le autorità stanno quindi valutando anche altre possibili fonti alimentari e ambientali, mentre prosegue il confronto tra i dati epidemiologici, gli acquisti dichiarati dai pazienti e gli esami di laboratorio.
Intanto, ai consumatori viene raccomandato di prestare attenzione alle comunicazioni ufficiali e agli eventuali richiami. Il parassita non può essere individuato a vista: un alimento contaminato può infatti apparire del tutto normale.
Cos’è la ciclosporiasi e come avviene il contagio
La Cyclospora cayetanensis è un organismo microscopico che può contaminare acqua, frutta, verdura e erbe aromatiche, in particolare quando questi prodotti vengono consumati crudi. L’infezione prende il nome di ciclosporiasi e può manifestarsi dopo l’ingestione di cibi o acqua contaminati.
La contaminazione può verificarsi in diversi momenti della catena alimentare: durante la coltivazione, la raccolta, il lavaggio, la lavorazione oppure la distribuzione. Anche l’acqua impiegata per irrigare o lavare gli alimenti può rappresentare un possibile veicolo del parassita.
Sintomi della ciclosporiasi: diarrea persistente e crampi
Il sintomo più frequente della ciclosporiasi è una diarrea acquosa e persistente, che può durare settimane. In alcuni casi, dopo un apparente miglioramento, i disturbi possono ripresentarsi.
Tra i segnali riferiti dai pazienti figurano inoltre crampi addominali, dolore e gonfiore alla pancia, nausea, perdita di appetito, calo di peso, affaticamento, febbre e dolori muscolari. La comparsa dei sintomi non sempre è immediata e questo elemento può rendere più complessa l’individuazione dell’alimento consumato responsabile dell’infezione.
In presenza di diarrea prolungata, soprattutto dopo il consumo di prodotti freschi crudi, è opportuno rivolgersi a un medico e riferire gli alimenti assunti nei giorni precedenti. La situazione resta monitorata negli Stati Uniti: con oltre 10mila casi confermati e migliaia di notifiche ancora da verificare, gli accertamenti sulla fonte dell’epidemia proseguono.