Dall’esperienza locale al Tg5 nazionale
Il passaggio dal mondo radiofonico alla televisione avviene nel 1977, quando Armaroli entra a far parte di Video Bologna, una delle emittenti locali più importanti del territorio. Qui assume la conduzione del telegiornale locale Tele Carlino, iniziando a costruire la propria credibilità come volto dell’informazione regionale. L’esperienza nelle tv locali rappresenta una tappa fondamentale, perché gli consente di approfondire dinamiche, temi e problematiche del territorio emiliano-romagnolo. Nel 1984 arriva un ulteriore passaggio decisivo nella sua carriera: l’ingresso nel gruppo Fininvest, allora in forte espansione nel settore televisivo privato, sotto la guida del direttore Guglielmo Zucconi. In questo contesto, Armaroli consolida il proprio profilo di giornalista televisivo, partecipando alla costruzione di una rete di informazione che, negli anni successivi, sarebbe diventata uno dei poli principali del sistema mediatico italiano.
Con la nascita del Tg5 nel 1992, diretto da Enrico Mentana, Gianluigi Armaroli viene scelto come corrispondente da Emilia-Romagna per Mediaset. Un incarico che manterrà per circa vent’anni, diventando uno dei punti di riferimento dell’informazione del telegiornale nel Nord Italia. Dai collegamenti in diretta alle inchieste sul territorio, la sua presenza si è consolidata come elemento costante nelle edizioni del Tg5. Nel corso di questi anni, Armaroli si è occupato di grandi eventi di cronaca, fatti di attualità e inchieste sociali, seguendo da vicino anche le principali calamità naturali che hanno colpito la regione e le aree limitrofe. In particolare, è stato impegnato nella copertura delle alluvioni e delle ondate di maltempo che, a più riprese, hanno interessato l’Emilia-Romagna, documentando danni, interventi di soccorso e percorsi di ricostruzione.
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I progetti di Armaroli
Nella sua lunga esperienza come inviato, Gianluigi Armaroli ha spesso lavorato sul campo in condizioni complesse, raccontando in diretta le conseguenze di eventi eccezionali e di emergenze improvvise. Secondo quanto ricordato da diversi colleghi, Armaroli aveva l’abitudine di preparare accuratamente i servizi prima del collegamento in diretta, verificando le fonti e cercando di ricostruire con precisione le dinamiche degli eventi. Questo metodo di lavoro gli ha permesso di fornire informazioni considerate affidabili, in particolare durante le emergenze meteorologiche e idrogeologiche che hanno interessato il territorio emiliano-romagnolo negli anni recenti. Oltre alle calamità naturali, il giornalista ha seguito con costanza la cronaca locale, dando spazio anche a temi sociali, economici e culturali legati alla regione.
Tra i progetti legati alla memoria storica a cui Gianluigi Armaroli ha partecipato, vi è anche la prefazione al fotolibro “MAI + Il sisma nel Centro Italia tra volti e macerie”. Si tratta di un lavoro nato dopo i terremoti che hanno colpito il Centro Italia, con l’obiettivo di documentare, attraverso immagini e testimonianze, le conseguenze delle scosse sui territori e sulle comunità coinvolte. Un altro aspetto significativo dell’attività di Gianluigi Armaroli riguarda l’attenzione verso le tradizioni popolari e le espressioni culturali dei territori. Nel corso degli anni, il giornalista ha approfondito temi legati alle feste di paese, alla musica popolare, alle figure degli zampognari e alle consuetudini locali, considerandole parte integrante dell’identità collettiva. In Romagna, Armaroli ha collaborato al progetto “Ciapa la Galeina – Missione Romagna, viaggio artistico tra Italia e Brasile”, un’iniziativa che ha messo in dialogo tradizioni, linguaggi e musiche di due realtà geograficamente lontane ma accomunate da un forte radicamento culturale. All’interno di questo percorso, il suo contributo si è articolato attraverso testi, narrazioni e approfondimenti che hanno accompagnato e contestualizzato il viaggio artistico.

La vita privata e il trasferimento a Pesaro
Conclusa la carriera professionale, durata oltre quarant’anni, Gianluigi Armaroli aveva scelto di trasferirsi a Pesaro insieme alla moglie Daniela. In questa fase della sua vita, pur non essendo più impegnato quotidianamente nel lavoro di cronista, aveva continuato a mantenere legami con il mondo dell’informazione e della cultura, partecipando a progetti editoriali e iniziative legate alla memoria storica. I colleghi che lo hanno frequentato negli ultimi anni lo descrivono come una persona riservata ma disponibile, che ha sempre mantenuto un atteggiamento discreto anche dopo l’uscita di scena dalla televisione. Viene ricordato non solo per la competenza professionale, ma anche per il garbo umano, la cortesia e la capacità di instaurare un dialogo costruttivo con le persone incontrate nel corso del lavoro.
Accanto all’attività giornalistica, Gianluigi Armaroli ha coltivato un interesse costante per la scrittura narrativa. È autore del romanzo storico “Domenicus e i lupi”, opera ambientata nell’Appennino del Cinquecento, che intreccia elementi di ricostruzione storica con una descrizione dettagliata del paesaggio e delle tradizioni popolari del tempo. Nel corso della sua attività, Gianluigi Armaroli ha prestato la propria voce anche a diversi documentari dedicati alla memoria storica, in particolare su temi legati alla Linea Gotica e alle vicende dei paesi di montagna durante la Seconda guerra mondiale. In questi lavori, si sono intrecciate le sue competenze di attore radiofonico, giornalista e narratore.