Le ricerche per l’escursionista straniero
La principale preoccupazione riguarda l’escursionista straniero che era atteso al Quintino Sella ma che non risulta essere arrivato. Il mancato arrivo ha determinato l’immediata attivazione delle procedure di ricerca e la raccolta delle informazioni utili a circoscrivere l’area degli accertamenti.
I soccorritori stanno cercando di ricostruire il percorso che la persona avrebbe dovuto seguire, l’orario dell’ultimo avvistamento e gli eventuali contatti avuti prima del distacco. Elementi di questo tipo sono fondamentali per capire se il suo itinerario possa aver attraversato la zona interessata dalla frana.
«Sono in corso verifiche per accertarne la posizione e l’eventuale collegamento con l’evento franoso», ha spiegato il Soccorso alpino.
Il ritardo, da solo, non permette di stabilire un legame diretto con quanto accaduto. L’escursionista potrebbe essersi fermato in un’altra struttura, aver modificato il programma o essere stato rallentato da condizioni non connesse al crollo. Tuttavia, la coincidenza tra il mancato arrivo e l’evento franoso impone di mantenere aperta ogni ipotesi fino al suo ritrovamento.
La ricostruzione dei movimenti sarà quindi uno degli aspetti centrali della vicenda. Conoscere il punto di partenza, la direzione intrapresa e i tempi previsti di percorrenza può consentire di indirizzare le ricerche, evitando di esporre inutilmente il personale a zone dove il terreno risulta ancora instabile.
L’elisoccorso da Torino e l’atterraggio impossibile
Nella serata è stato attivato il Servizio regionale di Elisoccorso di Azienda Zero Piemonte. Un elicottero è decollato da Torino con un equipaggio predisposto anche per le operazioni in orario notturno, nel tentativo di effettuare una prima ricognizione e raggiungere il settore del Monviso.
L’intervento aereo, però, non ha potuto trasformarsi in un atterraggio operativo. La polvere ancora presente nell’aria dopo il distacco riduceva la visibilità nella fase più delicata dell’avvicinamento, mentre il fronte della frana veniva considerato instabile.
In queste condizioni, avvicinarsi a una parete dalla quale potrebbero verificarsi altri distacchi comporta un rischio elevato per equipaggio e soccorritori. Anche una ricognizione dall’alto deve tenere conto della presenza di nubi di detriti, delle correnti d’aria e dell’impossibilità di individuare con chiarezza eventuali punti sicuri di appoggio.
Le verifiche previste alle prime luci dell’alba
Con il ritorno della luce, le squadre potranno avviare una valutazione più completa della situazione. Le operazioni dovranno chiarire le dimensioni della frana, la quantità di materiale accumulato a valle e la presenza di eventuali ulteriori punti di distacco lungo la montagna.
Un primo esame dall’alto potrà aiutare a delineare l’area interessata e a individuare i tratti dei sentieri che richiedono controlli diretti. Successivamente, se le condizioni saranno considerate idonee, potranno essere organizzate verifiche a terra nelle zone ritenute maggiormente rilevanti.
Dopo un movimento franoso di grandi dimensioni, il rischio non si esaurisce necessariamente con il primo crollo. Rocce già compromesse, neve e detriti possono rendere il terreno imprevedibile nelle ore successive. Per questo le valutazioni tecniche precedono qualunque accesso ravvicinato.
Parallelamente continueranno gli accertamenti sull’escursionista atteso al rifugio. Ogni aggiornamento relativo al suo itinerario potrà incidere sulla pianificazione delle ricerche e permettere di comprendere se esista un collegamento effettivo con il distacco avvenuto sul Monviso.