
Jlenia Musella e la violenza nelle periferie di Napoli
Nel commentare il contesto in cui è maturato l’omicidio di Jlenia Musella, Nicola Gratteri ha dichiarato: «È una domanda che non va fatta a me ma a chi amministra, a chi fa politica. Noi interveniamo sul piano giudiziario. Il territorio è vasto e la provincia di Napoli è una provincia effervescente, nel bene e nel male. Napoli è sempre una città di cultura, si vendono più biglietti di teatro a Napoli che non a Roma o a Milano e questo è un dato positivo di una città allenata e abituata al piacere e alla bellezza della cultura; ma allo stesso tempo c’è anche un’altra Napoli violenta, dove si uccide soprattutto spesso per motivi futili. Ce ne dobbiamo interessare, noi siamo pagati anche per fare questo tipo di lavoro e ci interessiamo quindi di questo tipo di violenza, di questi reati violenti che terrorizzano la popolazione. Ma – ha sottolineato Gratteri – è anche vero che statistiche alla mano abbiamo un’altissima percentuale di reati scoperti anche rispetto ad altri territori d’Italia».
Parole che si intrecciano con quelle di don Maurizio Patriciello, parroco anti camorra di Caivano, da anni impegnato sul fronte delle periferie abbandonate. Sul delitto della giovane di Ponticelli, il sacerdote ha affermato: «Il rione Conocal di Ponticelli è un rione orribile, terribile, sono questi rioni che non dovevano mai nascere, ghetti lasciati a se stessi per 10-20-30-40 anni: i gatti sono andati via e i topi hanno ballato. Così era anche Parcoverde fino a qualche anno fa, io sono parroco da tanti anni in questo quartiere di Caivano. Non dovevano mai nascere questi quartieri, chi lì ha costruito se li porterà (il riferimento è ai ragazzi di questi quartieri) nella coscienza».
Un’accusa dura, che chiama in causa responsabilità lontane nel tempo ma ancora presenti nelle vite di giovani come Jlenia Musella, rimaste intrappolate in luoghi dove il disagio diventa normalità.