Pentagono: in arrivo navi da guerra e migliaia di marines
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Pentagono starebbe inviando tre navi da guerra e un contingente di migliaia di marines verso il Medio Oriente. Le fonti citate indicano un totale compreso tra 2.200 e 2.500 marines diretti verso il Us Central Command, responsabile delle forze armate statunitensi nell’area.
Trump contro la Nato sulla guerra con l’Iran: “Codardi, non vogliono aiutare”
In un messaggio pubblicato su Truth, Donald Trump ha criticato i partner dell’Alleanza Atlantica sul tema delle operazioni legate allo Stretto di Hormuz. Nel post, il presidente ha scritto: «Senza gli Stati Uniti la Nato è una tigra di carta».
Trump ha contestato la mancata disponibilità degli alleati a partecipare alla riapertura dello stretto, sostenendo che la battaglia sarebbe già «vinta dal punto di vista militare». Nel finale, ha aggiunto: «Non vogliono aiutare e poi si lamentano dei prezzi del petrolio. Vigliacchi, ce ne ricorderemo».
Nato: sospesa temporaneamente la missione in Iraq
In base a quanto riferito da funzionari iracheni, la Nato ha deciso la sospensione “temporanea” della propria missione in Iraq, alla luce dell’escalation regionale. La Nato Mission Iraq (Nmi) è un programma dedicato ad attività di addestramento e consulenza.
Teheran minaccia: “Centri turistici non più sicuri per americani e israeliani”
Il portavoce dell’esercito iraniano, Sardar Shekarchi, ha dichiarato che anche luoghi turistici e ricreativi nel mondo potrebbero diventare obiettivi, nel quadro di un aumento della tensione. Secondo l’agenzia Isna, Shekarchi ha attribuito a Stati Uniti e Israele attacchi contro funzionari e comandanti iraniani, definendo le operazioni «frutto di disperazione e impotenza».
Nelle dichiarazioni riportate, Teheran sostiene di monitorare militari e responsabili occidentali e ha avvertito che «non passerà molto tempo» prima di colpire. Il riferimento include la possibilità di estensione del conflitto verso obiettivi civili e globali, con conseguenze sulla sicurezza internazionale.
Golfo Persico: Teheran segnala navi in fiamme a Bandar Lengeh
Le autorità iraniane hanno dichiarato che almeno 16 navi mercantili sarebbero state interessate da incendi nel porto di Bandar Lengeh, nel sud dell’Iran, in seguito ad attacchi attribuiti a Stati Uniti e Israele. A riferirlo è stato il governatore del porto, Foad Moradzadeh, che ha parlato di imbarcazioni colpite durante i raid.
Bandar Lengeh è considerato uno scalo strategico nel Golfo Persico, utilizzato per traffici commerciali e logistici. L’episodio accresce l’attenzione sulla sicurezza delle rotte marittime e sulle possibili ricadute per i flussi energetici dell’area.
Gerusalemme: Al-Aqsa chiusa per Eid al-Fitr, prima volta dal 1967
È stata disposta la chiusura del complesso della moschea di Al-Aqsa in occasione della preghiera per l’Eid al-Fitr, la festività che conclude il Ramadan. Secondo quanto riportato, si tratta della prima chiusura di questo tipo dalla guerra dei Sei Giorni del 1967, motivata da ragioni di sicurezza collegate alla guerra in corso.
Il sito si trova nella Città Vecchia di Gerusalemme e riveste un ruolo centrale anche per l’ebraismo. Le restrizioni hanno impedito l’accesso ai fedeli, che in condizioni ordinarie si radunano in decine di migliaia durante le festività.

Turchia: Erdogan: “Dio possa distruggere Israele”
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha rilasciato dichiarazioni particolarmente dure durante un intervento pubblico. Parlando dopo la preghiera del venerdì in una moschea a Rize, sua città d’origine sul Mar Nero, ha invocato: «Possa Dio schiacciare e distruggere Israele».
Erdogan ha inoltre aggiunto: «Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti», in un contesto di elevata tensione regionale.
Pasdaran: “Ucciso il nostro portavoce”
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno comunicato che il loro portavoce, Ali Mohammad Naini, sarebbe stato ucciso in attacchi attribuiti a Stati Uniti e Israele. Nella dichiarazione pubblicata sul sito Sepah News si legge che Naini “è stato martirizzato nel vile e criminale attacco terroristico condotto dalla parte americano-sionista all’alba”.
Messaggio di Khamenei a Pezeshkian: “Negare sicurezza ai nemici, qui e all’estero”
In un messaggio rivolto al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Mojtaba Khamenei ha affermato: “Dobbiamo negare la sicurezza ai nostri nemici, sia in patria che all’estero”. Nello stesso contesto, ha chiesto che “l’assassinio del ministro dell’Intelligence sia compensato da un impegno raddoppiato da parte di funzionari” del regime di Teheran.
Attacchi e difese nel Golfo: incendio in raffineria in Kuwait e allerta regionale
Nelle ore notturne, un attacco con droni ha causato un incendio in una raffineria di petrolio in Kuwait, con danni all’impianto secondo quanto riferito dai media statali. L’episodio ha contribuito ad aumentare l’allerta sulle infrastrutture energetiche del Golfo.
Parallelamente, diversi Paesi avrebbero attivato sistemi di difesa: Emirati Arabi Uniti e Kuwait per l’intercettazione di missili, Bahrein con l’attivazione delle sirene, mentre l’Arabia Saudita ha comunicato di aver abbattuto un drone nella parte orientale del Paese.
Israele: nuovi raid su Teheran e attacchi a infrastrutture iraniane
Israele ha annunciato una nuova serie di attacchi aerei contro Teheran, in risposta al lancio di missili balistici verso il nord del Paese. Le Forze di difesa israeliane hanno parlato di operazioni mirate contro infrastrutture del regime nella capitale iraniana e di attacchi su obiettivi strategici.
Reazioni internazionali e linea europea su Hormuz
Dal fronte diplomatico, l’Europa ha ribadito la preferenza per strumenti non militari. È stato riferito che non è in valutazione un intervento militare per forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre resta la disponibilità a discutere iniziative per la sicurezza della navigazione in condizioni compatibili con un contesto non bellico.
Nel quadro delle discussioni europee è stata inoltre richiamata l’attenzione sulla gestione delle frontiere esterne dell’Unione, con l’obiettivo di prevenire eventuali ripercussioni migratorie legate al conflitto.