Il caso della laurocerasa e i divieti già adottati in Europa
Un caso considerato significativo è quello della laurocerasa (Prunus laurocerasus), spesso utilizzata per creare siepi. Dal 1° settembre 2024 la specie risulta vietata in Svizzera per la capacità di formare barriere vegetali molto dense e di espandersi con facilità. In Italia, allo stato attuale, non è indicata come vietata, ma l’attenzione sul tema è elevata anche a livello ambientalista.
Piante acquatiche invasive: inserimenti e aggiornamenti recenti
Tra le specie aggiunte più di recente viene indicato il Pistia stratiotes, conosciuto come lattuga d’acqua. La pianta è segnalata per la rapidità di crescita e per la capacità di coprire la superficie degli stagni, ostacolando lo sviluppo delle altre specie acquatiche.
In presenza di specie incluse negli elenchi di divieto, la violazione delle prescrizioni può comportare sanzioni pesanti, con importi che possono arrivare a 50.000 euro.
Radici aggressive e propagazione rapida: le specie più difficili da contenere
Uno degli aspetti che rende problematiche molte specie invasive è la loro capacità di riprodursi e diffondersi anche a partire da piccole porzioni di pianta. Alcune sviluppano apparati radicali robusti e sistemi di propagazione che rendono complessa la rimozione.
Tra le specie spesso citate per l’elevata forza invasiva figura il Fallopia japonica (poligono del Giappone), descritta anche come “il cemento biologico” per la sua capacità di svilupparsi in modo estremamente resistente.
Attenzione a semi e piante portati da viaggi: rischio introduzioni non controllate
Le introduzioni possono avvenire anche in modo inconsapevole. Semi e piantine acquistati o raccolti all’estero, così come materiali di giardinaggio destinati al compost, possono facilitare l’arrivo di specie non desiderate e talvolta vietate, con conseguenze sull’equilibrio degli ecosistemi locali.
Obbligo di rimozione: cosa succede se una specie vietata è nel giardino
La disciplina è impostata in modo rigoroso. Il portale tedesco Echo24 ricorda che la rimozione può essere necessaria anche quando la presenza non dipende da una scelta consapevole del proprietario: in determinati casi l’intervento è richiesto per limitare la diffusione sul territorio.
Tra le specie considerate pericolose viene citato il Panace di Sosnowski (Heracleum mantegazzianum), segnalato non solo per l’impatto ambientale ma anche per i rischi per la salute: il contatto con la linfa può provocare ustioni.
Il principio resta invariato: chi detiene o coltiva esemplari inclusi nella lista di divieto è tenuto a intervenire secondo quanto previsto dalle regole, con l’obiettivo di proteggere la biodiversità e contenere l’espansione delle specie vegetali invasive.