
Il governo ha formalizzato la candidatura di Maurizio Martina alla carica di direttore generale della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. L’annuncio è arrivato a Bruxelles, a margine di impegni istituzionali, dai ministri Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida.
La scelta indica una linea di continuità con il lavoro svolto all’interno dell’organizzazione: Martina, già ministro delle Politiche agricole e segretario del Partito Democratico, è attualmente vicedirettore generale della Fao. La candidatura valorizza quindi un profilo con esperienza diretta nella governance dell’agenzia Onu.
Dal punto di vista diplomatico, l’iniziativa assume un significato particolare anche perché la sede centrale della Fao è a Roma. Per l’Italia, la guida dell’organizzazione rappresenta un tassello strategico nel quadro delle politiche internazionali su sicurezza alimentare, agricoltura e sviluppo sostenibile.
La comunicazione del governo si inserisce inoltre in un contesto in cui le principali istituzioni internazionali richiedono figure capaci di gestire dossier complessi, tra crisi geopolitiche, volatilità dei mercati agricoli e impatti del clima sulle produzioni. In questo quadro, la candidatura di Martina viene presentata come un investimento su competenze maturate sul campo.

Una candidatura nel segno della convergenza istituzionale
Il ministro Francesco Lollobrigida ha ricondotto la decisione alla valutazione dell’attività svolta negli ultimi anni da Martina in ambito Fao. Pur trattandosi di una figura con un percorso politico differente rispetto all’attuale maggioranza, l’impostazione dichiarata è quella di privilegiare un criterio di competenza e rappresentanza dell’interesse nazionale in un organismo multilaterale.
Secondo quanto riferito, l’Italia intende ora lavorare sul piano diplomatico per favorire un orientamento condiviso a livello europeo. L’obiettivo è costruire un consenso europeo attorno alla candidatura, così da presentare una posizione più compatta dell’Unione nei confronti degli altri attori internazionali coinvolti nella procedura di selezione.
In questa prospettiva, la candidatura viene letta anche come un elemento di politica estera: la sicurezza alimentare è un tema che incrocia stabilità regionale, cooperazione allo sviluppo, gestione delle risorse naturali e resilienza delle filiere. Il ruolo del direttore generale della Fao è centrale nel definire priorità operative e coordinare programmi con governi e organizzazioni partner.
La presenza della sede a Roma rafforza inoltre la rilevanza dell’incarico per l’Italia, che ospita già importanti organismi internazionali legati al settore agroalimentare e umanitario. In termini istituzionali, la candidatura è presentata come un’occasione per consolidare il peso del Paese nei tavoli multilaterali dedicati a fame, nutrizione e politiche agricole.
Il sostegno trasversale in Parlamento
L’indicazione del governo ha incontrato reazioni favorevoli in più aree parlamentari. La convergenza viene motivata richiamando l’esperienza istituzionale del candidato e il lavoro svolto sia in ambito nazionale sia in ambito internazionale.
Da Italia Viva, le parlamentari Maria Elena Boschi e Raffaella Paita hanno espresso apprezzamento per la scelta, indicando Martina come profilo adeguato per competenze e percorso. Nel richiamare la sua attività di governo, è stato citato anche il contributo legato all’organizzazione e alla riuscita di Expo Milano 2015, evento che ha portato al centro del dibattito globale temi come diritto al cibo e sostenibilità.
Anche esponenti del Partito Democratico in commissione Agricoltura hanno comunicato un sostegno convinto, evidenziando la necessità di competenze internazionali in una fase segnata da tensioni geopolitiche e da shock climatici che incidono sulla produzione e sulla disponibilità di derrate alimentari.
Il profilo di Martina viene dunque descritto come capace di favorire una convergenza istituzionale, con l’obiettivo di rafforzare la posizione italiana in un passaggio che, per sua natura, richiede interlocuzione con più governi e con i principali blocchi regionali.
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