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“La mia militanza nella Lega finisce oggi”. Terremoto nella politica italiana, ha deciso di lasciare il partito

“La mia militanza nella Lega finisce oggi”. Terremoto nella politica italiana, ha deciso di lasciare il partito

Il clima politico si fa incandescente in Sicilia, dove un nuovo strappo rischia di scuotere gli equilibri del centrodestra e, soprattutto, quelli della Lega nel Trapanese. Una rottura maturata nel tempo, accompagnata da accuse e malumori che ora arrivano alla luce del sole. Sullo sfondo ci sono rapporti politici incrinati, aspettative rimaste senza risposta e una distanza sempre più evidente sulla linea da seguire.

Il terremoto politico parte dunque da Trapani e investe direttamente il Carroccio, riaprendo una partita interna destinata a far discutere.

Lo strappo nella Lega scuote il centrodestra siciliano

La decisione di Eleonora Lo Curto di lasciare la Lega apre un nuovo fronte nel centrodestra siciliano, con effetti che potrebbero farsi sentire soprattutto nella provincia di Trapani. L’ex deputata regionale ha comunicato la fine della propria esperienza nel Carroccio, descrivendo una scelta maturata nel tempo e legata tanto alla gestione del partito quanto a rilevanti differenze politiche.

L’uscita di Lo Curto non viene presentata come un semplice riposizionamento in vista delle prossime scadenze elettorali. Al centro della sua ricostruzione ci sono il rapporto con il territorio, il riconoscimento del consenso raccolto negli anni e una distanza crescente dalle decisioni assunte dai vertici della formazione.

Eleonora Lo Curto lascia la Lega: una rottura politica e territoriale

Nel spiegare il proprio addio, Eleonora Lo Curto ha richiamato il percorso che l’ha sempre contraddistinta: un’impostazione autonomista, sicilianista e liberale. L’adesione alla Lega era avvenuta, secondo quanto riportato, nella prospettiva di contribuire alla costruzione di una forza capace di ascoltare con maggiore attenzione le istanze delle comunità locali.

Il quadro che l’ex parlamentare regionale delinea oggi è però diverso. La dirigente contesta un modello ritenuto troppo dipendente dai centri decisionali di Roma e Catania, nel quale il lavoro politico sviluppato nei territori non avrebbe ricevuto adeguata considerazione. È questo l’elemento che, nella sua valutazione, rende definitiva la separazione dal partito.

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