Il recupero e l’esito: per la 23enne non c’era più nulla da fare
Una volta raggiunto il luogo dell’incidente, i soccorritori hanno constatato che per Elena Berselli non era possibile intervenire con efficacia: le lesioni riportate nella tragedia si erano rivelate incompatibili con la sopravvivenza. Le operazioni sono proseguite per mettere in sicurezza l’area e procedere al recupero della salma.
Il recupero è stato descritto come complesso per la natura impervia dell’ambiente e per la necessità di operare in modo graduale su tratti ripidi, dove ogni manovra deve tenere conto del rischio di scivolamento e della stabilità degli operatori. In scenari di montagna, anche pochi metri possono rendere estremamente difficile un avvicinamento.
Il corpo della giovane è stato quindi trasferito a Corvara in Badia, mentre l’amica sopravvissuta è stata affidata alle cure dei sanitari, assistita dopo l’esperienza vissuta e il forte shock.

Un contesto di rischio: neve residua e condizioni variabili in primavera
L’episodio riporta l’attenzione sui rischi delle escursioni in quota in periodo primaverile, quando le temperature più miti possono alternarsi a condizioni ancora invernali nei punti in ombra o alle quote più elevate. In queste fasi, la neve può risultare dura al mattino e più instabile nelle ore successive, con conseguenze sul livello di aderenza e sulla sicurezza dei passaggi.
In tratti innevati, una scivolata può svilupparsi rapidamente in un lungo scorrimento, rendendo determinante la possibilità di arresto e la scelta del percorso. La presenza di neve residua, inoltre, può coprire irregolarità del terreno o rendere meno visibili i riferimenti del tracciato, aumentando la probabilità di errore di orientamento.
Le verifiche sull’accaduto puntano quindi a ricostruire l’itinerario e a stabilire con chiarezza le circostanze della tragedia, senza tralasciare il peso che la mancanza di copertura telefonica può avere avuto nel ritardare la chiamata ai soccorsi.
Un’altra morte in Alto Adige: l’incidente alla cascata di Barbiano
Nella stessa giornata di domenica si è registrato un secondo episodio mortale in Alto Adige. A Barbiano, un uomo di 59 anni è deceduto dopo una caduta nella cascata “Barbianer Wasserfall”, luogo noto e frequentato anche per escursioni e visite naturalistiche.
Per l’intervento sono stati mobilitati vigili del fuoco, sommozzatori e l’elicottero “Pelikan 2”. Anche in questo caso, l’operazione si è svolta in un contesto ambientale complesso, dove acqua, rocce e dislivelli possono rendere difficili le manovre e aumentare i tempi tecnici necessari.
I due episodi, avvenuti a distanza di poche ore, confermano quanto le attività in aree naturali e di montagna possano presentare criticità, in particolare quando le condizioni del terreno o dell’ambiente richiedono attenzione elevata e margini di sicurezza ridotti.