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“L’elemosina per vivere”. Il dramma della famosa italiana, da idolo a senzatetto

Camilla Milanesi, conosciuta dal pubblico di YouTube Italia per i video sul make-up e per il linguaggio diretto, ha raccontato la difficile condizione in cui vive oggi. Dopo anni di popolarità sul web, la creator toscana ha riferito di abitare in un capannone occupato a Brescia e di chiedere l’elemosina per sostenersi.

Il racconto è contenuto in una lunga intervista concessa al collega Simone Bitbox, pubblicata dopo un prolungato periodo di assenza dai social. La vicenda aveva già attirato l’attenzione dei suoi follower, anche per una raccolta fondi avviata nei mesi precedenti.

Camilla Milanesi
Camilla Milanesi durante il suo racconto

Camilla Milanesi e l’assenza da YouTube

Camilla Milanesi era diventata nota circa dieci anni fa, durante la crescita di YouTube Italia, attraverso contenuti dedicati soprattutto al trucco e momenti della sua vita quotidiana. Il suo stile spontaneo le aveva consentito di creare un rapporto stretto con una parte del pubblico.

Dopo circa due anni lontana dalla piattaforma, la creator ha scelto di spiegare pubblicamente ciò che le è accaduto. L’intervista risale a circa un anno fa, ma, secondo quanto riportato da chi segue la sua situazione, le sue condizioni non sarebbero cambiate in modo rilevante nel periodo successivo.

La ricaduta e le difficoltà economiche

Nel corso della conversazione, Camilla Milanesi ha ripercorso le difficoltà affrontate negli ultimi anni, compresa la battaglia contro la tossicodipendenza. In passato aveva già parlato di un percorso che le aveva permesso di interrompere l’uso di sostanze, ma ha riferito di avere poi avuto una ricaduta.

Simone Bitbox ha richiamato la complessità dei percorsi di recupero, che possono essere aggravati dalla depressione, dalla fragilità personale e dalle difficoltà materiali. La creator ha collegato parte della sua situazione anche all’aumento del costo della vita e all’impossibilità di continuare a pagare l’affitto.

“Pagavo 800 euro d’affitto per un monolocale di 45 metri quadri e ne prendevo 1100 lavorando di notte”.

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