Il contatto tra il giubbotto di Visintin e gli oggetti della moglie
Tra i risultati delle perizie compare anche un altro dato destinato a essere approfondito: è stato rilevato un contatto diretto tra il giubbotto indossato da Sebastiano Visintin il giorno della scomparsa e il giubbotto e la borsa appartenuti a Liliana.
Il significato di questo riscontro, tuttavia, resta da valutare. Il dato documenta un contatto tra i reperti, ma non chiarisce da solo quando sia avvenuto né in quali circostanze. Saranno quindi necessari ulteriori approfondimenti per stabilire quale valore possa assumere all’interno della ricostruzione dei fatti.
Gli accertamenti hanno riguardato anche il cordino trovato intorno al collo della donna, confrontato con gomitoli e pezzi di cordino sequestrati nell’abitazione di Visintin. Su questo punto, i periti non hanno raggiunto una conclusione definitiva: i materiali «non possono essere né confermati né esclusi come compatibili».
Un dettaglio tecnico riguarda le estremità del cordino, sulle quali sono stati individuati due tagli differenti: uno riconducibile a un paio di forbici e l’altro a una lama singola. Dal cordino è stato estratto un profilo genetico attribuibile soltanto a Liliana.

Le chiavi, i peli e gli altri reperti esaminati
Le analisi hanno interessato anche lo spago che teneva insieme le chiavi conservate nella borsa della donna. Su questo reperto sono stati individuati «due profili complessi», appartenenti a un «soggetto di sesso maschile ignoto». Anche in questo caso, il risultato si aggiunge agli altri riscontri biologici che dovranno essere interpretati nel loro insieme.
Gli esperti hanno inoltre esaminato dodici formazioni pilifere recuperate da diversi reperti, tra cui indumenti, borsa, occhiali e mascherina. Una parte è stata attribuita alla vittima, mentre un’altra è risultata riferibile a un soggetto maschile sconosciuto.
Un ulteriore elemento riguarda l’assenza di tracce genetiche del medico legale Fulvio Costantinides, che aveva operato sul caso, nei reperti sottoposti alle analisi. Si tratta di un dato che si inserisce nel quadro degli accertamenti tecnici, senza che da solo permetta di trarre conclusioni sulla dinamica della morte.
L’udienza del 30 ottobre e gli altri elementi annunciati dalla difesa
Liliana Resinovich scomparve il 14 dicembre 2021. Il suo corpo venne ritrovato il 5 gennaio successivo nei boschi dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. Da allora, la vicenda è stata al centro di indagini e approfondimenti che hanno rimesso in discussione diversi aspetti della ricostruzione iniziale.
Per Nicodemo Gentile, le nuove perizie rappresentano un passaggio importante, ma non esauriscono gli elementi a disposizione della parte che assiste il fratello della donna. «Non ci si aspettava, dopo sei anni, la pistola fumante da questa perizia», ha dichiarato l’avvocato, annunciando «altri e imponenti elementi che parlano di omicidio e di possibili responsabilità».
L’udienza del 30 ottobre sarà quindi un momento rilevante per discutere i risultati degli accertamenti e valutarne la portata. Le tracce di Dna maschile, i riscontri sulle scarpe e il contatto tra gli indumenti costituiscono elementi da approfondire, ma non identificano automaticamente un responsabile né chiariscono, da soli, le circostanze della morte. Sarà il confronto tra le analisi e gli altri elementi investigativi a determinare quale peso attribuire a ciascun risultato.
