
Ombre, processi e la forza della fedeltà
Eppure, proprio l’assenza di odio, la rinuncia a ogni rivalsa, hanno finito per rafforzare il suo merito. Le ingiustizie subite non gli hanno mai fatto deviare il passo: lo hanno obbligato a guardarsi dentro, a misurare la coerenza tra i principi e le azioni, ma non lo hanno mai separato dai più fragili. Anzi, hanno alimentato la sua dedizione, radicando ancora più a fondo la convinzione che la vera assoluzione si trova solo nella fedeltà ai deboli.
Le sue comunità – dalle case immerse nella campagna a quelle tra le vie della città, dagli spazi restaurati con cura quasi maniacale ai cortili dove ogni colore era scelto per accendere un riflesso interiore – erano specchio di una visione: la bellezza come primo passo verso la guarigione. Un ordine esterno capace di suggerire la possibilità di un ordine interno, un messaggio racchiuso in ogni dettaglio: “sei ancora vivo, puoi ancora ricominciare”.
È morto all'età di 94 anni Padre Eligio
— Amici di A.C. Milan (@AmiciMilan) November 29, 2025
Era salito agli onori delle cronache sportive negli anni '70, quando Rivera (che ancora giocava) provò a comprare il Milan, sostenuto dal frate francescano, con l'idea di creare una società di azionariato popolare per rilevare la società. pic.twitter.com/9LJfDrRFTv
Addio a Padre Eligio: L’eredità di una presenza che non si spegne
Con la morte di Padre Eligio, all’età di 94 anni, si chiude un capitolo di umanità concreta, fatta di storie salvate e di altre perdute, di silenzi ostinati e di amore praticato senza tregua. Accanto a lui, negli ultimi anni, è rimasta una presenza discreta e fondamentale: chi condivideva ogni giorno la vita della comunità, pronta a raccoglierne il testimone. E anche il mondo del vino perde un punto di riferimento morale, un uomo che vedeva nella vite la metafora perfetta della resistenza, della sofferenza, della rinascita.
Le ultime parole che ha lasciato Padre Eligio – “Ti amo Gesù, ciao ragazzi” – restano incise come un sigillo: una sintesi di fede, di umiltà e di fraternità che va oltre ogni racconto. La sua opera sopravvive nei luoghi che ha creato, nei volti che ha aiutato a rialzarsi, nella traccia spirituale che ha lasciato senza mai volerla imporre. Rimane il metodo: guardare gli invisibili come esseri interi, non come storie da archiviare. E rimane la memoria di una presenza che, anche ora, continua a illuminare chi cammina ai margini.