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Maldive, il mistero dei cinque sub morti: “Così l’ossigeno può diventare veleno sott’acqua”

L’ipotesi tecnica: miscele respiratorie e tossicità dell’ossigeno

Un secondo filone di accertamenti riguarda l’aspetto tecnico delle bombole e delle miscele impiegate. A bordo dello yacht utilizzato per l’immersione sarebbe stata disponibile anche una miscela Nitrox, che contiene azoto e ossigeno ed è spesso usata nelle immersioni avanzate. Tuttavia, proprio l’ossigeno, se impiegato con percentuali non adeguate alla profondità, può diventare un fattore di rischio rilevante.

Gli esperti richiamano la possibilità di una crisi iperossica: con l’aumento della pressione, l’ossigeno può diventare tossico per il sistema nervoso e provocare convulsioni, perdita di coscienza e, nei casi più gravi, arresto cardiaco. Nelle immersioni molto profonde, spiegano i tecnici, è frequente l’impiego di miscele con più elio e meno ossigeno per ridurre determinati rischi; per questo l’analisi delle bombole e delle percentuali effettive di gas è considerata un passaggio fondamentale.

Le verifiche riguarderanno la corretta preparazione delle miscele, l’eventuale presenza di contaminanti e la funzionalità dell’attrezzatura. Gli investigatori vogliono capire se possa esserci stato un errore nel caricamento o un’anomalia che abbia provocato un malore improvviso, capace di compromettere l’intero gruppo.

Perché nessuno è riuscito a risalire: la possibile concatenazione di fattori

Resta l’interrogativo principale: perché nessuno dei cinque è riuscito a tornare in superficie. Proprio questo elemento spinge a considerare una dinamica complessa, con più fattori sovrapposti. Un disorientamento dovuto alla torbidità potrebbe aver rallentato il rientro; un problema tecnico o un malore improvviso potrebbe aver richiesto assistenza; la gestione dell’emergenza, in un ambiente chiuso e profondo, potrebbe aver aumentato rapidamente il consumo di gas e ridotto i margini di manovra.

In questa prospettiva, gli investigatori non escludono che la grotta, in quelle condizioni di mare, abbia funzionato come una trappola: correnti e sedimenti possono cancellare i riferimenti e rendere più difficile individuare l’uscita. Se il gruppo ha tentato un soccorso reciproco, il tempo disponibile può essersi ridotto drasticamente, con un effetto domino che, a cinquanta metri, diventa difficilissimo da interrompere.

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