Permessi e ubicazione della grotta: i chiarimenti richiesti alle autorità
Resta centrale la questione delle autorizzazioni. Il portavoce presidenziale delle Maldive, Mohameed Hussain Shareef, ha dichiarato all’Associated Press: “Sebbene i subacquei italiani fossero in possesso di un permesso, le autorità non conoscevano, dalla loro proposta, l’esatta ubicazione della grotta che stavano esplorando”. L’affermazione è al vaglio degli inquirenti perché richiama l’esattezza delle informazioni trasmesse in fase di richiesta e la capacità delle autorità di valutare il rischio specifico del sito.
Lo stesso Shareef ha aggiunto che le grotte a quella profondità sono state definite “impegnative, con un terreno difficile, forti correnti e scarsa visibilità”. In un contesto simile, la precisa indicazione del luogo e delle caratteristiche dell’immersione costituisce un presupposto essenziale per l’autorizzazione e per l’organizzazione di eventuali interventi di emergenza.

Le incongruenze sull’elenco dei partecipanti
Un ulteriore punto riguarda la composizione del gruppo. Il portavoce governativo ha riferito che almeno due delle cinque vittime italiane “non rientravano nella lista dei ricercatori” presentata inizialmente alle autorità locali. Di conseguenza, è stata riportata anche la precisazione: “non sapevamo che facessero parte della spedizione”.
Su questo aspetto le verifiche puntano a capire se vi sia stata una difformità formale tra i nominativi comunicati e quelli effettivamente presenti, e in quale fase dell’organizzazione si sia determinata l’eventuale discrepanza. La corrispondenza tra documentazione, permessi e partecipanti è infatti un elemento rilevante per la gestione del rischio e per gli obblighi informativi verso le autorità competenti.
Il nodo dei brevetti: “Nessuno dei sub aveva il brevetto di grotta”
Nel quadro delle competenze richieste, viene richiamata la questione delle certificazioni. La legale del tour operator Albatros ha affermato: “Nessuno dei sub aveva il brevetto di grotta”. Il riferimento è al certificato avanzato che abilita l’esplorazione di cavità sommerse, ambienti nei quali non è possibile risalire direttamente in superficie a causa della presenza del “tetto” di roccia.
La stessa rappresentante legale ha poi indicato un passaggio che, per l’inchiesta, resta centrale: “Che io sappia, nessuno dei cinque sub aveva una preparazione specifica per l’immersione in grotta e il brevetto di grotta. A questo punto, il tema della profondità viene meno”. Le autorità dovranno chiarire quali qualifiche fossero state dichiarate, quali richieste dalle procedure locali e se vi siano state verifiche preventive sui requisiti effettivi.