
Garlasco, Daniela Ferrari e l’impronta 33
Nelle intercettazioni dell’autunno 2025 emerge anche il tema della strategia difensiva e degli accertamenti inseriti nell’incidente probatorio. Tra gli argomenti discussi c’è l’impronta 33, elemento tornato al centro dell’attenzione nell’ambito della nuova indagine.
Daniela Ferrari manifesta il proprio dissenso rispetto ad alcune scelte e afferma: «Non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra nell’incidente probatorio».
La madre di Sempio ritiene inoltre che quell’impronta non abbia attinenza con l’accusa rivolta al figlio, che lei collega invece al Dna. Nelle conversazioni viene affrontato anche un altro accertamento: quello relativo alle caratteristiche fisiche di Andrea.
Ferrari mette in discussione il senso di effettuare nuove misurazioni a distanza di quasi vent’anni dal delitto e, parlando del confronto con Alberto Stasi, domanda: «Ma perché non gliele avete prese a Stasi?».
Il riferimento è alle misurazioni antropometriche effettuate su Sempio nell’ambito degli accertamenti. Secondo quanto emerge dalla conversazione, la madre sottolinea il cambiamento fisico del figlio nel corso degli anni e richiama invece un particolare che, a suo dire, sarebbe rimasto invariato: il numero di scarpe.

Garlasco, lo sfogo di Daniela Ferrari su Chiara Poggi
È però un’altra conversazione a catturare maggiormente l’attenzione. Le parole pronunciate da Daniela Ferrari, e riportate da Il Messaggero, sono rivolte direttamente a Chiara Poggi e alla famiglia della giovane uccisa a Garlasco.
Nel dialogo intercettato la madre di Andrea Sempio si lascia andare a uno sfogo particolarmente duro: «Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire… maledetta».
È il passaggio più pesante tra quelli riportati nelle conversazioni e arriva in un contesto familiare segnato dalla nuova fase dell’inchiesta. Le parole vengono infatti pronunciate privatamente, mentre gli investigatori stanno acquisendo materiale utile alla ricostruzione del quadro investigativo.
Il dato va tuttavia mantenuto sul piano corretto. Andrea Sempio è indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, ma le frasi pronunciate dalla madre durante una conversazione privata non costituiscono, di per sé, una prova della responsabilità del figlio nel delitto. Il loro eventuale significato investigativo deve essere valutato insieme agli altri elementi raccolti dalla Procura.
Le intercettazioni mostrano così diversi livelli della vicenda: da una discussione su una semplice chiavetta fino alle contestazioni sugli accertamenti tecnici, passando per le tensioni sulla strategia difensiva e arrivando allo sfogo contro la vittima e i suoi familiari. Un materiale che entra nel fascicolo della nuova indagine e che dovrà essere letto insieme agli altri atti, alle consulenze e agli accertamenti disposti dagli investigatori.
