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Mamma e figlia avvelenate con la ricina, nuovi sospettati nell’inchiesta: anche una donna al di fuori della famiglia

L’ipotesi della “mente diabolica”

L’avvocato Facciolla, difensore di Alice e Gianni Di Vita, ha spiegato all’uscita dalla Questura che i suoi assistiti “sono assolutamente tranquilli e fiduciosi” e attendono che gli accertamenti facciano emergere la verità. Il legale ha anche chiarito che il telefono di Gianni Di Vita, unico dispositivo non ancora sequestrato, sarebbe stato comunque messo a disposizione degli inquirenti fin dall’inizio dell’inchiesta.

Secondo gli investigatori, dietro il duplice avvelenamento potrebbe esserci una persona definita “dalla mente diabolica”, che avrebbe approfittato dei cenoni natalizi per contaminare il cibo con la sostanza tossica. I sospetti si concentrano su alcune persone vicine alla famiglia, ma anche su una donna che non farebbe parte del nucleo familiare, di cui però non è stato ancora diffuso il nome.

L’inchiesta resta aperta e gli accertamenti sui dispositivi elettronici potrebbero rappresentare un passaggio decisivo per ricostruire quanto accaduto nella casa di Pietracatella durante le festività natalizie.

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