
Così la mobilitazione si è allargata: ai team arrivati dalle varie province del Lazio si sono aggiunti sommozzatori specializzati da altre regioni, tra cui Lombardia, Calabria e Sardegna. In azione anche moto d’acqua per la perlustrazione in superficie e droni per controllare dall’alto lo specchio d’acqua e le sponde. Il problema non è solo la vastità del lago. Il lago di Vico arriva a sfiorare i cinquanta metri di profondità e, soprattutto, ha un fondale descritto come fangoso e melmoso. Tradotto: sott’acqua la visibilità può diventare quasi zero, e per i sub significa lavorare in condizioni difficili e rischiose.
Come se non bastasse, nelle ultime ore anche il meteo avrebbe complicato tutto: piogge, raffiche di vento, lampi e fulmini hanno reso più faticose le operazioni. Ma la ricerca non si è fermata, proseguendo giorno e notte. Quando l’acqua non permette di vedere, si prova ad ascoltare e a misurare. Per questo, vista l’impossibilità di affidarsi solo alle immersioni “a occhio”, è stata avviata anche una fase strumentale con dispositivi avanzati e sonar.
Lo ha confermato Nino Andrea Caputo, vicario del Prefetto: questa strategia, partita già poche ore dopo l’allarme di sabato sera, punta a scandagliare le profondità e ricostruire una sorta di mappa del fondale, cercando anomalie e segnali utili a indirizzare i sommozzatori in punti precisi. Intanto, sulle rive del lago e tra chi segue la vicenda, cresce un sentimento che è facile immaginare: l’ansia di una famiglia e l’apprensione di chi spera che queste ore di ricerche possano finalmente dare una risposta.