Le dichiarazioni del parroco di San Lorenzo in Lucina
Il parroco della chiesa, pur riconoscendo la necessità di individuare una soluzione, ha ridimensionato la portata simbolica della vicenda e ha dichiarato di non voler “restare incastrato sul viso di un angelo”. Ha inoltre ricordato che non sarebbe presente una norma canonica esplicita che vieti l’utilizzo di un volto riconoscibile.
Quanto alle conseguenze personali, il parroco ha chiarito che un’eventuale rimozione richiederebbe comunque l’avvio di un procedimento formale e, allo stato, non sarebbero previste misure immediate.
Il ruolo del decoratore Bruno Valentinetti
Il decoratore Bruno Valentinetti, indicato come autore dell’intervento, ha ricostruito l’episodio in un intervento radiofonico con toni ironici, attribuendo la scelta a un’ispirazione descritta come quasi onirica. Secondo quanto riferito, nel caso in cui venisse disposto il ripristino, sarebbe lo stesso Valentinetti a intervenire nuovamente sull’opera.
Proprietà dell’edificio, vincoli e competenze
La chiesa di San Lorenzo in Lucina risulta di proprietà del Fondo edifici di culto, struttura collegata al Ministero dell’Interno. Trattandosi di un bene vincolato, la responsabilità sulla tutela artistica rientra nelle competenze della soprintendenza; per gli aspetti liturgici, invece, il riferimento è il Vicariato.
Lo stesso Vicariato ha precisato di essere stato informato, già nel 2023, di un intervento presentato come restauro, che non avrebbe dovuto modificare l’affresco realizzato nel 2000. In base a questa ricostruzione, la variazione del volto del cherubino sarebbe avvenuta senza comunicazioni agli organismi competenti.
La vicenda resta ora legata agli esiti delle verifiche in corso. Sul piano delle indicazioni istituzionali, il punto che emerge con maggiore chiarezza è che l’angelo dovrà essere ricondotto alla raffigurazione precedente.