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Meloni-Trump, nella notte cambia tutto! Cosa è successo

Il caso del 4 luglio e i contatti diplomatici

Un primo segnale pratico di de-escalation sarebbe arrivato dalla questione delle celebrazioni del 4 luglio, la festa nazionale americana. Nelle ore successive alle dichiarazioni di Trump, alcuni esponenti della maggioranza avevano ipotizzato di non partecipare al tradizionale ricevimento dell’ambasciata statunitense a Villa Taverna. Nelle ultime ore, tuttavia, questa ipotesi sarebbe stata accantonata.

L’orientamento del governo, secondo quanto filtra, sarebbe quello di garantire la presenza dell’esecutivo all’evento, mantenendo un profilo istituzionale. In parallelo, anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo un confronto con la presidente del Consiglio, avrebbe avuto un colloquio telefonico con il segretario di Stato americano Marco Rubio, confermando l’intenzione di tenere aperto il dialogo.

Il vertice Nato di Ankara e i prossimi passaggi

Un momento importante potrebbe arrivare già nelle prossime settimane con il vertice Nato previsto ad Ankara il 7 e l’8 luglio. In quell’occasione, Meloni e Trump dovrebbero incontrarsi direttamente, dopo giorni che hanno messo alla prova uno dei rapporti più rilevanti per la proiezione internazionale del governo italiano.

Il faccia a faccia al vertice viene considerato un passaggio potenzialmente decisivo per misurare la capacità di riportare i rapporti su binari più ordinati. Al tempo stesso, la cornice multilaterale della Nato potrebbe offrire uno spazio di confronto meno esposto alla polarizzazione del dibattito pubblico e più orientato a obiettivi comuni di sicurezza.

Frena anche la missione nello Stretto di Hormuz

Nel frattempo, Palazzo Chigi avrebbe scelto di rallentare anche sulla missione italiana nello Stretto di Hormuz. Secondo fonti di governo, era in preparazione un passaggio in Parlamento già nei primi giorni di luglio per il voto relativo all’impiego dei cacciamine italiani nell’area. Nelle ultime ore, però, sarebbe arrivata l’indicazione di attendere.

Alla base della decisione ci sarebbero due fattori: da un lato l’incertezza che continua a caratterizzare il Medio Oriente, dall’altro la volontà di valutare con attenzione l’evoluzione dei rapporti con Washington prima di assumere scelte operative. In sostanza, la prudenza sarebbe legata alla necessità di coordinare ogni mossa con il quadro complessivo delle relazioni transatlantiche.

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