L’indagine per insider trading della Procura di Milano
L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dai pubblici ministeri del pool che si occupa di reati economici. Gli investigatori stanno verificando se vi siano stati movimenti sui titoli riconducibili all’uso di informazioni privilegiate, potenzialmente idonee a incidere su scelte di investimento o su operazioni effettuate prima della diffusione di notizie rilevanti al mercato.
Secondo quanto ricostruito, il telefono di Di Stefano sarebbe stato sequestrato lo scorso novembre dalla Guardia di Finanza, nell’ambito di un filone più ampio legato al riassetto del sistema bancario. La contestazione dell’ipotesi di reato, sempre stando alle informazioni disponibili, sarebbe intervenuta prima ancora dell’accesso al contenuto del dispositivo, circostanza che conferma la natura iniziale e istruttoria degli accertamenti.
L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una responsabilità accertata. Il procedimento è preliminare e non risultano, allo stato, contestazioni definitive.
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Effetti sulla governance e sul mercato
La vicenda riporta l’attenzione sul tema della trasparenza nei mercati finanziari e sulla gestione delle informazioni price sensitive, soprattutto quando si intrecciano funzioni pubbliche e incarichi in società quotate o comunque esposte alle dinamiche di mercato. Per le banche, in particolare, il rispetto delle regole di mercato e dei presidi di compliance è un elemento centrale di credibilità.
Per ora non risultano dichiarazioni pubbliche da parte dell’interessato. Nel frattempo, Mps è chiamata a garantire la piena operatività degli organi sociali e l’efficacia dei comitati interni, inclusi quelli collegati ai rischi e alla sostenibilità, così da limitare qualsiasi ricaduta sulla governance e sulla stabilità dell’istituto.