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“Una scheggia impazzita”. Chi è davvero il ragazzo dei saccheggi a Milano: ha solo 11 anni, italiani sconvolti

Il racconto dei coetanei nel quartiere Barona

Il ragazzino, indicato con il nome di fantasia Yousef per tutelarne l’identità, sarebbe conosciuto da molti residenti delle case popolari della Barona. La madre è originaria del Marocco e il bambino sarebbe arrivato in Italia negli ultimi anni della scuola primaria. Nel quartiere viene descritto spesso in movimento tra piazze e vie della zona, sul monopattino, sui pattini o insieme a ragazzi più grandi.

Una compagna di scuola lo riassume così: “Te lo ritrovi col monopattino che sfreccia”. Secondo alcuni coetanei, la sua presenza non passerebbe inosservata e avrebbe mostrato fin da tempo un atteggiamento incline a richiamare l’attenzione. Una delle descrizioni riportate sul suo conto è: “Una scheggia impazzita”.

Le testimonianze raccolte tra gli studenti delineano un quadro non uniforme. Alcuni ragazzi sostengono che “Fa tanto casino” e ricordano episodi legati alla scuola, compresi gli approcci insistenti verso una compagna per cui si sarebbe invaghito. C’è chi lo definisce affettuoso in alcune circostanze, ma una studentessa, alla domanda se sia facile parlarci normalmente, risponde: “Fa un po’ paura”.

Stando ai racconti dei compagni, in classe avrebbe creato attorno a sé un piccolo gruppo e alcuni studenti preferirebbero non contraddirlo. Fuori dall’istituto le sue giornate trascorrerebbero tra corse in piazza e partite di calcio improvvisate. Nel quartiere è presente anche il campo dell’Iris, ma i ragazzi spiegano che per frequentarlo è necessario sostenere una spesa.

I video diventati virali tra gli studenti

Dopo gli scontri di Milano, le immagini dell’undicenne sono arrivate anche a scuola e sono state condivise rapidamente da uno smartphone all’altro. La diffusione dei filmati ha alimentato commenti e discussioni fra gli studenti. Alcuni lo avrebbero deriso per la statura, ma un coetaneo non ritiene che le battute possano averlo turbato: “Ma no, lui ride, è sempre fama”.

La frase evidenzia un elemento che riguarda la ricerca di visibilità sui social, soprattutto fra i più giovani. Non risulta, secondo quanto riferito dai ragazzi che lo conoscono, che il bambino avesse una consapevolezza delle ragioni della protesta contro il caro vita. Una ricostruzione fornita da un coetaneo, che non costituisce un accertamento, indica un possibile movente: “È andato lì per fare casino e diventare ricco, la roba che ha preso si rivende facile”.

Restano quindi da chiarire le circostanze della sua presenza in centro e l’eventuale ruolo avuto durante i disordini. Il dato centrale è quello di un minore di 11 anni coinvolto in una giornata segnata da violenza e presunti saccheggi, in un contesto che chiama in causa prevenzione, tutela dei minori e responsabilità educative.

Le segnalazioni non verificate e il quadro familiare

Nel quartiere circolano inoltre racconti su episodi precedenti, ma si tratta di dichiarazioni non verificate. Un coetaneo residente nelle case Aler di via Ovada descrive Yousef come uno che “è uno che picchia” e afferma: “A me, mi ha menato un sacco di volte”. Lo stesso ragazzo sostiene che, dopo l’intervento di giovani più grandi, il bambino “e qui non viene più”.

Il testimone riferisce anche un presunto investimento ai danni di un’anziana, dichiarando che “ha anche investito una vecchia, qualche tempo fa, e l’ha fatta invalida”. Non emergono riscontri indipendenti su questo racconto. Anche un edicolante di piazza Miani afferma di conoscerlo e lo definisce “un provocatore. Ti guarda con quello sguardo di sfida…”.

Tra gli alunni, Mariam racconta la rapida circolazione dei video: “È virale, virale…”. La compagna aggiunge: “Stamattina è arrivato in classe, ma non è che ci venga spesso. Era tutto sorridente. Ci ha detto che gli sono successe delle cose, ma non ha spiegato bene. Però, noi lo sappiamo già”. Un’altra studentessa, Fatima, commenta: “è un bambino cattivo, è vero”.

Alcuni compagni riferiscono comportamenti aggressivi fin dalla primaria: “Menava forte, anche alle elementari. È arrivato nella mia classe che aveva 8 anni, diretto dal Marocco”. Un altro undicenne riporta invece voci sulla famiglia del bambino, senza fornire elementi di riscontro: “Dicono che il padre sia spacciatore. La madre non parla italiano e sta sempre in casa. Ma alla Barona lo sanno tutti”. Le affermazioni restano attribuite a chi le ha pronunciate e non risultano accertate.

Lo stesso alunno, parlando della propria famiglia, afferma: “Da Milano, ma la mia famiglia è del Marocco. Gente perbene” e aggiunge: “i miei sono lavoratori, i suoi no”. Poi conclude: “e gente così ci fa fare brutta figura nel mondo”. Raccontando le proprie aspirazioni, dice: “Il muratore. E io, da grande non voglio fare il muratore, ma l’università”.

La scuola Ilaria Alpi: percorso individualizzato per l’undicenne

La vicenda avrebbe colpito anche gli insegnanti dell’istituto Ilaria Alpi, che avrebbero riconosciuto il proprio alunno nei filmati. Dalla scuola spiegano di aver attivato misure specifiche per accompagnarlo in un percorso educativo complesso: “È un ragazzo con fragilità importanti, su cui abbiamo investito tutte le nostre forze”. L’istituto precisa inoltre: “abbiamo fatto un programma ad hoc, su misura”.

La dirigente scolastica chiarisce che “Yousef non può stare in classe, dato il suo carattere” e che, fin dal primo anno delle medie, è stato predisposto un intervento individualizzato: “e quindi fin dalla prima media ha un trattamento speciale: un progetto “one to one”, con gli insegnanti che gli fanno lezione in un’altra aula”. Il progetto punta a sostenere il recupero scolastico e le difficoltà nella lingua italiana attraverso un rapporto diretto con i docenti.

Nell’istituto, che conta circa 500 studenti delle medie e adotta anche il metodo Montessori, i casi seguiti con questa modalità sarebbero soltanto “Due. Uno in via di recupero. Ma con Yousef è più difficile. È un ragazzino estremamente fragile”. La scuola respinge quindi l’idea di un contesto educativo privo di interventi e precisa, rispetto alle indiscrezioni emerse, che “qui i carabinieri non sono proprio venuti”.

Il caso dell’undicenne della Barona resta al centro dell’attenzione per la gravità degli episodi documentati e per le fragilità segnalate attorno al minore. Eventuali approfondimenti delle autorità dovranno distinguere i fatti accertati dalle testimonianze e dalle voci raccolte nel quartiere, valutando gli strumenti di tutela e accompagnamento previsti per un bambino non imputabile.

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